Compound gin · libreria botanica interattiva
di Benedetto Daniele Sgroi
Filtra, confronta e costruisci: 84 botaniche, funzione aromatica, rischio di ridondanza e strutture di partenza per stile.
Per cominciare
Dal jenever dei Paesi Bassi alla Gin Craze londinese, fino al London Dry e al gin italiano. Gli ingredienti che non possono mancare, la differenza fra distillato e compound, e il lavoro paziente di chi cerca l'equilibrio fra le botaniche.
Leggi →Il percorso in 3 passi, dalla botanica al bicchiere:
Parti da qui: le 84 schede delle botaniche, con profilo aromatico, potenza, raccolta e zone italiane, e per ognuna la preparazione dell'infuso: gradazione, diluizione, grammi e tempo.
Poi componi la struttura: scegli uno stile e assegna le botaniche ai ruoli (base, freschezza, identità, cuore, firma, rifinitura). Ridondanze e complementari ti vengono segnalati qui.
Registra tutto: percentuali degli infusi, valutazione all'assaggio e correzioni per la volta successiva. Nella stessa pagina il calcolatore porta il gin alla gradazione finale: alcol e acqua in ml e in grammi.
Infine, il banco di prova: venti grandi drink a base gin con le dosi standard, dal Martini al Negroni, per vedere la tua ricetta all'opera.
Cocktail sperimentali con un'ipotesi da verificare, il radar previsto e gli assaggi annotati versione dopo versione.
Non è un percorso obbligato: ogni pagina si usa anche da sola, e si può sempre tornare indietro a correggere un passo precedente dopo aver assaggiato.
Da rimedio di farmacia a distillato d'autore, passando per una città intera ubriaca.
Le radici più lontane passano dall'Italia. Intorno al 1055, a Salerno, nell'ambiente della Scuola Medica Salernitana e dei monaci benedettini, il Compendium Salernitanum descrive un vino al ginepro usato come rimedio: è considerato il primo antenato del gin, una specie di proto-gin. Non è certo che quel vino fosse già distillato: la distillazione dell'alcol a Salerno è documentata con sicurezza solo nel secolo successivo, quando proprio da lì escono le prime ricette europee di aqua ardens. La vera evoluzione in un distillato organizzato avviene però nei Paesi Bassi, tra il Medioevo e il Seicento.
Il capostipite è il jenever (o genever), acquavite di cereali aromatizzata al ginepro prodotta nei Paesi Bassi e nelle Fiandre almeno dal Cinquecento. Il ginepro però non nasce come aroma: nasce come medicina. La farmacopea medievale lo impiegava contro febbri, disturbi renali e peste, e la distillazione era semplicemente il modo più efficace per estrarne i principi attivi e conservarli. Dalla spezieria alla taverna il passo fu breve.
Nel 1575 ad Amsterdam la famiglia Bols apre la sua distilleria, 't Lootsje, «la casetta». La Lucas Bols, che prende il nome dal suo membro più famoso, è considerata la più antica azienda di distillati al mondo ancora in attività e, per tradizione, il primo marchio storico di jenever. Gli archivi sono scarsi: la prima prova scritta che vi si lavorasse il ginepro è un acquisto di bacche del 1664.
In Inghilterra il jenever arriva con i soldati inglesi che combattevano nelle Fiandre — da lì l'espressione Dutch courage, il coraggio olandese bevuto prima della battaglia — ma la vera svolta è politica. Con Guglielmo III d'Orange, nel 1688, Londra colpisce con i dazi i distillati francesi e libera di fatto la distillazione domestica. Nel giro di trent'anni la città produce gin a fiumi.
È la stagione della Gin Craze (1720-1751): alcol pessimo, spesso corretto con trementina o zucchero per coprire i difetti, venduto ovunque a prezzi irrisori. Hogarth la immortala in Gin Lane. Occorrono otto leggi successive, i Gin Acts, per riportare il fenomeno dentro un argine.
L'Ottocento cambia tutto con due invenzioni. L'alambicco a colonna di Aeneas Coffey (1830-31) produce un alcol neutro finalmente pulito: non c'è più niente da mascherare, e lo zucchero dell'Old Tom diventa superfluo. Nasce il London Dry, secco e verticale. Nello stesso periodo il chinino usato come antimalarico nelle colonie genera l'acqua tonica, e con essa il matrimonio più longevo della storia del bere.
Perché un distillato possa chiamarsi gin, il ginepro deve essere l'aroma prevalente: è l'unico vincolo davvero rigido (in Europa, con un minimo di 37,5% vol). Tutto il resto è scelta dell'autore. Attorno al ginepro si è però consolidata una triade classica:
Accanto a questi, i comprimari storici: iris (altro fissativo, di taglio floreale e cipriato), scorze di agrumi, liquirizia per una dolcezza senza zucchero, cardamomo, cannella, semi di finocchio, cubebe.
Esistono due modi di fare gin, ed è bene non confonderli.
Arricchire un gin non significa aggiungere botaniche: significa assegnare a ciascuna un compito e verificare che non ci sia sovrapposizione. Una ricetta leggibile ha in genere una base (il ginepro), un legante che tiene insieme, uno o due elementi di freschezza, una firma riconoscibile e al massimo una rifinitura.
I rischi da sorvegliare sono sempre gli stessi: l'accumulo — tre agrumi diversi che si annullano a vicenda invece di sommarsi — e la potenza, perché una botanica dominante a dose sbagliata cancella cinque comprimari ben scelti. Vale più la persistenza dell'intensità: un aroma che si apre tardi e resta è quasi sempre preferibile a uno che esplode e sparisce.
Qualche regola pratica: assaggiare sempre alla stessa gradazione, diluendo il campione; confrontare due versioni affiancate e non a distanza di giorni; lasciar riposare la miscela almeno 24-48 ore prima del giudizio definitivo, perché gli infusi continuano a integrarsi; annotare tutto subito, perché il ricordo di un aroma dura pochissimo.
L'Italia arriva tardi al gin ma con un vantaggio evidente: qui la macerazione delle erbe in alcol è una tradizione continua e mai interrotta — vermouth, amari, rosoli, elisir monastici — e il ginepro cresce spontaneo lungo quasi tutta la penisola. Quando, dagli anni Duemiladieci, nasce il movimento dei gin artigianali, il terreno culturale era già pronto.
La reinterpretazione italiana passa dalla biodiversità mediterranea, che è un erbario a cielo aperto:
Qui però si annida anche la tentazione più pericolosa. Una ricchezza simile invita a metterci tutto, e il risultato è spesso un profumo confuso che non appartiene a nessun luogo. I gin italiani riusciti non sono quelli con più botaniche: sono quelli in cui, bevendo, se ne riconoscono due o tre e si capisce da dove vengono.
Le botaniche e la preparazione degli infusi in una sola pagina: 84 botaniche con profilo aromatico, funzione nel gin, potenza e, per ognuna, la scheda per metterla in infusione.
I fattori sono stime orientative: vanno tarate con assaggi (nella scheda trovi «La mia taratura»).
La chimica e la pratica dell'infusione, i sei ruoli delle botaniche e il glossario, in un solo posto. Le altre pagine rimandano qui con i link 🔬.
Il criterio è la polarità delle sostanze che vuoi estrarre e l'acqua contenuta nella botanica. L'etanolo concentrato estrae meglio le molecole lipofile (oli essenziali, resine, terpeni); l'acqua della miscela favorisce zuccheri, acidi, tannini e sali. La gradazione più alta non è automaticamente la migliore. Gli intervalli sono punti di partenza: contano anche lo stato fresco o secco, la finezza dei pezzi e il tempo.
Perché l'alcol a 96% non è sempre ideale. Estrae di più cere, resine, pigmenti e componenti amare; può rendere l'estratto aggressivo o sbilanciato; estrae meno bene le sostanze che hanno bisogno d'acqua; alla diluizione può dare opalescenza o precipitazione degli oli; sulle botaniche fresche disidrata in fretta la superficie e rallenta la penetrazione. Per questo, di solito, un grado alcolico intermedio (55–70%) è il compromesso migliore: anche per la vaniglia i risultati migliori sono riportati intorno al 50%.
L'acqua della pianta. Una botanica fresca contiene già acqua e abbassa il grado effettivo del macerato (100 g di pianta fresca possono contenere circa 70 g di acqua). Con materia fresca e molto acquosa, in grande quantità, può servire partire da 70–80%; ma alle dosi del gin (pochi grammi per 100 ml) l'acqua della pianta abbassa il grado di appena 1–3 punti; con materia secca bastano spesso 50–65%; radici, semi e resine arrivano al massimo a 65–70%, oltre il quale si estraggono resine pesanti e amari duri. La scheda di ogni botanica indica il grado alcolico consigliato e la soglia da non superare.
Metodo sperimentale per una botanica nuova. Prepara tre piccoli campioni identici a gradazioni diverse, per esempio 40%, 60% e 80% per una botanica sconosciuta. Per le botaniche dell'app la scheda calcola i tre campioni già sui limiti di quella botanica: soglia bassa, centro consigliato e soglia alta. Tieni uguali peso della botanica, rapporto botanica/alcol (per esempio 1 parte di secca ogni 5–10 di alcol), dimensione dei pezzi, tempo, temperatura, agitazione e filtrazione. Poi confronta intensità e qualità dell'aroma, amaro o astringenza, colore, limpidezza dopo la diluizione e stabilità dopo alcuni giorni. Con botaniche molto intense (chiodo di garofano, cannella, assenzio, scorze amare) riduci il tempo prima ancora di cambiare la gradazione.
In sintesi, i valori usati per tutte le botaniche: scorze di agrumi 65–75% vol; ginepro, spezie e foglie fresche 55–65%; coriandolo e angelica 55–60%; fiori 45–55%; botaniche fresche molto acquose (cetriolo, portulaca) 70–90%. Se non sai quale frazione prevalga in una botanica nuova, confronta 40, 60 e 80%. Usa solo etanolo di grado alimentare, mai alcol denaturato o solventi tecnici. Se l'estratto deve entrare in un gin a 35–45% vol., controlla sempre la limpidezza dopo la diluizione: è spesso questo test, più della gradazione iniziale, a dire se il solvente era giusto.
Ogni botanica rilascia le sue molecole migliori solo a una specifica gradazione alcolica. L'alcol funge da solvente, e l'acqua che contiene scioglie un'altra parte delle sostanze.
Più forte non è meglio. Un solvente troppo forte non estrae solo gli aromi buoni: trascina anche resine, cere, clorofilla e amari duri, che danno note di trementina, di erba tagliata o di amaro. Un solvente troppo debole lascia gli oli nella botanica e porta tannini e acqua. Per questo ogni botanica ha una gradazione consigliata, una soglia oltre cui evitare di salire e il relativo tempo di macerazione; nelle schede trovi cosa succede oltre e sotto quei limiti. I valori sono stime di partenza: affinali con le tue tarature e con gli assaggi.
Oltre al grado alcolico c'è una seconda manopola: la temperatura. Il calore accelera l'estrazione e scioglie meglio alcune sostanze, ma ne rovina altre; il freddo rallenta tutto, però tiene fuori cere e clorofilla e protegge le molecole più volatili. Combinando le due manopole si può spostare l'estrazione verso una famiglia di molecole piuttosto che un'altra: è l'idea dell'estrazione selettiva.
Ogni riga della tabella è una famiglia di molecole, con alcune botaniche che ne sono ricche, e indica l'intervallo di grado alcolico e di temperatura in cui quella famiglia passa meglio nel liquido. Si legge così: se di una botanica voglio soprattutto i terpeni freschi, lavoro a grado alcolico molto alto e al freddo; se voglio gli amari della genziana, scendo di grado alcolico e resto a temperatura ambiente.
| Famiglia di molecole ed esempi | Grado alcolico (% vol) | Temp. (°C) | Che cosa si ottiene |
|---|---|---|---|
| Terpeni volatili agrumi, ginepro, coriandolo | 90–96 | da −20 a 5 | Aroma fresco e «vivo»; cere e clorofilla quasi assenti; non si perdono le frazioni più leggere. |
| Oli essenziali pesanti e resine mirra, incenso, pepi, cardamomo | 85–96 | 15–25 | Estrazione completa di sesquiterpeni e resine. Conviene poi «winterizzare»: tenere l'estratto a −20 °C per 24–48 ore e filtrarlo freddo, per togliere le cere che si separano. |
| Capsaicinoidi e piperina peperoncino, pepe lungo | 80–96 | 15–30 | La piccantezza passa in fretta. Tempi brevi: la potenza sale molto rapidamente. |
| Cumarine fieno greco, meliloto, asperula | 70–96 | 15–25 | Note di fieno e vaniglia. Dosare con attenzione: la cumarina ha limiti di legge negli alimenti. |
| Lattoni amari assenzio, carciofo, cardo santo | 60–75 | 20–30 | Amaro netto e persistente. Sono lattoni sesquiterpenici, diversi dai lattoni profumati di pesca e cocco. Sopra i 30 °C aumentano le note erbacee e grezze. |
| Alcaloidi china, caffè, cacao | 50–70 | 20–40 | Buona resa. Con la china, un ambiente leggermente acido migliora l'estrazione. |
| Flavonoidi bucce degli agrumi (esperidina, naringina) | 50–70 | 30–50 | Amaro-astringente degli agrumi, colore giallo. La resa cresce con un calore moderato. |
| Glicosidi amari genziana, centaurea, trifoglio fibrino | 30–50 | 20–40 | Amaro «pulito» e profondo. Amano molto l'acqua: a 90% vol e oltre se ne estrae poco. |
| Tannini e polifenoli quercia, rabarbaro, tè | 40–70 | 40–60 | Massima resa ed estrazione rapida senza degradazione. Oltre i 60 °C si ossidano e diventano duri. |
| Antociani petali, frutti rossi, ibisco | 30–50 | 15–25 | Colore brillante e stabile. Meglio un liquido leggermente acidulato; calore e ambiente neutro li fanno virare al marrone. |
| Zuccheri, mucillagini e polisaccaridi radici, malva, altea | 0–25 | 60–90 | Corpo e morbidezza. A grado alcolico alto precipitano e intorbidano. |
| Clorofilla (da evitare) parti verdi | 70–96 | oltre 20 | Verde e amaro vegetale. Queste sono le condizioni che la fanno passare, da evitare. Si limita con il freddo, tempi brevi o un grado alcolico più basso. |
Come usarla. La tabella ragiona per singola famiglia di molecole, e alcune condizioni sono estreme: −20 °C significa macerare nel congelatore, 60–90 °C significa un'infusione a caldo che con l'alcol non si fa in casa, perché l'alcol evapora ed è infiammabile. Il gin, invece, chiede a ogni botanica un aroma completo ed equilibrato, non una sola frazione. Per questo il grado alcolico consigliato nella scheda di ogni botanica è spesso più basso dei valori della tabella (per esempio 65–75% vol per le scorze di agrumi e 55–65% per il ginepro, non 90–96%) e la macerazione resta tra 15 e 35 °C. Quando i numeri sembrano in conflitto, per preparare un gin valgono quelli delle schede. La tabella serve a capire perché una botanica cambia carattere quando si cambia grado alcolico o temperatura, e a decidere in che direzione spostarsi quando un infuso è troppo amaro, troppo verde o troppo debole.
Terpeni e oli essenziali (limonene degli agrumi, pinene del ginepro, linalolo del coriandolo): molecole apolari che si sciolgono bene in alcol medio-alto, poco in acqua. Sono l'aroma buono; alla diluizione possono precipitare e dare torbidità (effetto louche). Resine e cere: richiedono un grado alcolico alto e, in eccesso, danno note di trementina, ruvidità e velature.
La clorofilla è lipofila: si estrae bene a grado alcolico alto e dà colore verde e note di erba tagliata o fieno. Per questo sulle foglie conviene una gradazione media, poche ore e il buio. Gli antociani (ibisco, frutti rossi) e le crocine dello zafferano sono idrosolubili e colorano anche a grado alcolico basso; la curcumina della curcuma, invece, è lipofila come la clorofilla e passa di più a grado alcolico alto.
Sostanze polari che passano con l'acqua della miscela, soprattutto sotto il 45–50%. I tannini (cortecce, foglie, semi, bucce) danno astringenza e secchezza; zuccheri e acidi danno sapore ma anche torbidità e fermentazioni se presenti in eccesso.
Regola: un solvente troppo forte trascina cere, resine e amari; uno troppo debole lascia gli oli e porta tannini. Ogni botanica ha la sua gradazione e la sua soglia nelle schede.
Gli estratti singoli sono a grado alcolico alto, di solito tra 55 e 75% vol, e lì gli oli essenziali sono sciolti. Quando li unisci e aggiungi acqua per scendere al grado alcolico del gin finito (di solito tra 40 e 47% vol), molte di quelle molecole, che sono idrofobe (non amano l'acqua), non restano più in soluzione. Si separano in goccioline microscopiche: è una micro-emulsione, e si vede come velatura bianca o lattiginosa. Si chiama effetto louche (o effetto ouzo, dal pastis e dall'ouzo che si intorbidano con l'acqua).
Sequenza consigliata dall'infuso alla bottiglia:
Se vuoi lasciare più corpo: salta la filtrazione fine, lascia riposare a freddo 24–48 ore e travasa con un sifone solo la parte limpida, senza smuovere il deposito. Togli il grosso degli oli ma mantieni più aroma.
Il colore. Viene soprattutto da clorofilla (verde, erbe e foglie), carotenoidi e curcuma (giallo), antociani (rosso-viola: ibisco, frutti rossi), tannini e ossidazione (bruno), vaniglia, cacao, caffè, liquirizia, cannella e tonka (ambra). Per limitarlo:
Büchner sotto vuoto (il metodo più rapido e fine per volumi piccoli e medi).
Sicurezza. L'alcol è infiammabile: lavora in ambiente ventilato, senza fiamme o scintille e senza far passare i vapori in una pompa non adatta ai solventi. Usa solo vetreria da vuoto integra, senza crepe, e occhiali di protezione.
Alternative:
Più filtri fini usi, più il gin è limpido e stabile, ma si perde qualcosa di aroma e di corpo. Fermati al livello che ti piace in assaggio.
Il ruolo non è una proprietà fissa della botanica: dipende da quello che la botanica fa dentro una ricetta. La Libreria indica la sua tendenza naturale, lo stile decide il ruolo. Contano quattro cose:
Per questo la stessa botanica cambia ruolo da uno stile all'altro. Il bergamotto è Freschezza nel Mediterraneo e nel Floreale, ma Identità nell'Agrumato. L'iris è Base nel Floreale, dove fissa gli altri aromi, ma Identità in tracce nel Secco. Il rosmarino è Cuore nell'Erbaceo e Rifinitura nel Mediterraneo. Il cardamomo verde è Cuore nel Secco e Rifinitura nell'Agrumato.
Nel campo Funzione operativa di ogni scheda trovi dove la botanica rende meglio: è un punto di partenza, non un obbligo.
È il fondo del gin: la botanica che regge tutte le altre e dà identità di gin. Comprende il ginepro (obbligatorio, aroma prevalente: note balsamiche, resinose, pungenti) e i leganti o fissativi come angelica, iris e liquirizia, che trattengono gli aromi volatili e danno tenuta e rotondità al finale. Peso nella ricetta: 100%.
Esempi: bacche di ginepro, angelica, iris, liquirizia.
Domanda guida: se la tolgo, questo gin perde la sua identità o smette di stare in piedi?
Una botanica porta freschezza quando alleggerisce la percezione dell'alcol, pulisce il palato e stimola i lati della lingua con note pungenti, balsamiche o agrumate. Nel gin compound l'effetto è più marcato che nel distillato, perché l'infusione a freddo conserva intatte molecole termosensibili che col calore cambierebbero profilo. Ha tre sfumature:
Peso nella ricetta: 100%. Alcune botaniche citate non sono ancora nella libreria.
Domanda guida: se la tolgo, il gin diventa più pesante o meno dissetante in apertura?
È la botanica che dà carattere allo stile e, quando è legata a un luogo, al territorio: quella che si riconosce subito dopo il ginepro. Cambiando l'identità cambia il tipo di gin, non solo il suo profilo. Peso: 80%.
Esempi: finocchio di mare (Marino), bergamotto (Agrumato), lavanda (Floreale), zenzero, iris in tracce (Secco).
Domanda guida: cambiando questa botanica, cambia il tipo di gin che sto facendo?
È il corpo centrale del profilo: le note di mezzo, che si aprono dopo la testa e danno rotondità e continuità fra la freschezza iniziale e il fondo. Peso: 70%.
Esempi: mirto, lentisco, cedro, cardamomo verde (nel Secco), rosmarino o salvia (Erbaceo), sambuco.
Domanda guida: è una delle note che raccontano davvero che gin è, o il gin diventa più vuoto senza di lei?
È la botanica fuori dal comune che rende il gin riconoscibile e diverso dagli altri. Una sola, in dose misurata: si nota senza coprire il resto; più firme si coprono a vicenda. Facoltativa. Peso: 30%.
Esempi: elicriso, grani del paradiso, kumquat, rosa.
Domanda guida: la sua presenza si nota soprattutto quando manca?
È il tocco finale, in dose minima («tracce»), che chiude il sorso e rifinisce la coda del gusto. Facoltativa. Peso: 15%.
Esempi: timo o rosmarino in tracce, alloro, cannella, cardamomo, mandorla.
Il ruolo non è fisso: la stessa botanica cambia ruolo da uno stile all'altro (bergamotto: Freschezza nel Mediterraneo, Identità nell'Agrumato).
Domanda guida: se la tolgo, il finale perde la sua coda o la sua memoria aromatica?
Il ginepro deve superare il 50%? No: il 50% non è una regola. La normativa europea sul gin chiede che il sapore di ginepro sia predominante, senza indicare nessuna percentuale in peso: il criterio è sensoriale. Il peso dice poco su cosa si sente, perché una botanica potente (cedro, chiodo di garofano) pesa pochissimo ma si fa notare molto. Per questo molti gin moderni hanno una quota di ginepro ben sotto il 50% e restano riconoscibili come gin. Nel Builder la quota di ginepro sul totale è verde da 45% in su, arancio tra 30% e 44%, rossa sotto il 30%: sono soglie pratiche di lavoro, non di legge. Se all'assaggio il ginepro è la prima nota riconoscibile, la miscela è a posto; se è coperto, alza il ginepro o riduci le botaniche potenti. Se il gin è destinato alla vendita, verifica la definizione legale e l'etichetta con le autorità competenti.
🔬 Nella pagina «Matrice dei sentori»: che cosa vogliono dire le sigle (TRP, TAS2R, OTOP1, ENaC, KCNK e le altre) e le domande del curioso (perché la menta è fredda, perché il gin scalda, la mappa della lingua…).
Come assaggiare in modo sistematico, prima la singola infusione e poi il gin finito, e come assegnare a ogni botanica uno dei sei ruoli già usati in Nozioni tecniche e nel Builder — stessa definizione, stessa domanda guida, stesso peso nella dose.
Preparazione del campione. Non assaggiare l'infuso puro alla gradazione di estrazione: l'alcol copre parte delle caratteristiche aromatiche. Versa circa 10 ml di infuso puro in un bicchiere da degustazione.
A. Esame visivo. Limpido o opalescente; colore e intensità del colore; eventuali particelle.
B. Esame olfattivo. Annusa prima a bicchiere fermo, poi dopo una leggerissima rotazione. Annota: intensità aromatica (0–5), qualità dell'aroma, note predominanti, note secondarie, eventuali note sgradevoli. Non dare subito un giudizio buono/non buono: prima si descrive.
Diluizione per l'assaggio gustativo. Prepara una seconda aliquota (5 ml di infusione + 10 ml di acqua neutra: la gradazione scende a un terzo, circa 20% vol. da un infuso a 60°, circa 15% da uno a 45%): a questa gradazione diventano molto più evidenti amarezza, dolcezza, acidità, piccantezza, astringenza, sensazione balsamica, persistenza ed eventuali difetti.
Il test dei tre assaggi. Per ogni infuso conviene fare tre assaggi della stessa botanica: A puro (cosa contiene l'infuso), B diluito 1:1 (5 ml infuso + 5 ml acqua, metà del grado: da 60° a circa 30°; comportamento a gradazione intermedia), C diluito 1:2 (5 ml infuso + 10 ml acqua, un terzo del grado: da 60° a circa 20°; gusto e difetti, molto evidenti). Il passaggio intermedio B serve proprio a non saltare di colpo dal puro al 20°: si sente in quale momento compaiono amaro, astringenza o note medicinali. Una botanica può essere piacevole a 43–47% e diventare eccessivamente amara, aspra o medicinale quando viene diluita: è esattamente l'informazione che serve per passare dalla singola infusione alla formulazione del gin.
Persistenza retronasale. Dopo l'assaggio, attendi 2–3 minuti senza mangiare né bere, poi valuta: durata (breve / media / lunga), cosa rimane, se il finale migliora o peggiora, eventuale comparsa di note amare, legnose, medicinali o astringenti. Una botanica con un profumo straordinario all'inizio ma un finale amaro o medicinale non va necessariamente eliminata: può bastare ridurne molto la dose.
Definizioni complete in Nozioni e vocabolario: qui solo la domanda guida da porsi all'assaggio e il peso da usare nel compound.
| Ruolo | Domanda guida | Peso |
|---|---|---|
| Base | Se la tolgo, questo gin perde la sua identità o smette di stare in piedi? | 100% |
| Freschezza | Se la tolgo, il gin diventa più pesante o meno dissetante in apertura? | 100% |
| Identità | Cambiando questa botanica, cambia il tipo di gin che sto facendo? | 80% |
| Cuore | È una delle note che raccontano davvero che gin è, o il gin diventa più vuoto senza di lei? | 70% |
| Firma | La sua presenza si nota soprattutto quando manca? | 30% |
| Rifinitura | Se la tolgo, il finale perde la sua coda o la sua memoria aromatica? | 15% (tracce) |
La domanda guida serve a scegliere il ruolo, non è legata al peso: una volta scelto il ruolo, la dose finale è la dose di riferimento della Libreria moltiplicata per il peso di quel ruolo. Il ruolo non è fisso: la stessa botanica può avere un ruolo primario e uno secondario, e può cambiare ruolo cambiando dose.
Tre schede separate, pensate per essere stampate una alla volta e compilate a mano al banco di assaggio.
| Parametro | 0 | 1 | 2 | 3 | 4 | 5 |
|---|---|---|---|---|---|---|
| Intensità aromatica | ☐ | ☐ | ☐ | ☐ | ☐ | ☐ |
| Complessità | ☐ | ☐ | ☐ | ☐ | ☐ | ☐ |
| Agrumata | ☐ | ☐ | ☐ | ☐ | ☐ | ☐ |
| Erbacea | ☐ | ☐ | ☐ | ☐ | ☐ | ☐ |
| Speziata | ☐ | ☐ | ☐ | ☐ | ☐ | ☐ |
| Floreale | ☐ | ☐ | ☐ | ☐ | ☐ | ☐ |
| Terrosa | ☐ | ☐ | ☐ | ☐ | ☐ | ☐ |
| Resinosa | ☐ | ☐ | ☐ | ☐ | ☐ | ☐ |
| Balsamica | ☐ | ☐ | ☐ | ☐ | ☐ | ☐ |
Descrizione libera dell'aroma: ___________________________________________
| Parametro | 0 | 1 | 2 | 3 | 4 | 5 |
|---|---|---|---|---|---|---|
| Intensità gustativa | ☐ | ☐ | ☐ | ☐ | ☐ | ☐ |
| Dolcezza | ☐ | ☐ | ☐ | ☐ | ☐ | ☐ |
| Amarezza | ☐ | ☐ | ☐ | ☐ | ☐ | ☐ |
| Astringenza | ☐ | ☐ | ☐ | ☐ | ☐ | ☐ |
| Piccantezza | ☐ | ☐ | ☐ | ☐ | ☐ | ☐ |
| Freschezza | ☐ | ☐ | ☐ | ☐ | ☐ | ☐ |
| Balsamicità | ☐ | ☐ | ☐ | ☐ | ☐ | ☐ |
Sensazioni gustative / retronasali: ___________________________________________
Persistenza (0–5): ☐ ☐ ☐ ☐ ☐ ☐ — Durata: ☐ immediata ☐ breve ☐ media ☐ lunga ☐ molto lunga
Attacco: _______________ Sviluppo: _______________ Finale: _______________
Pulizia dell'aroma (0–5): ☐ ☐ ☐ ☐ ☐ ☐ — Armonia (0–5): ☐ ☐ ☐ ☐ ☐ ☐
Eventuali note anomale o difetti: ___________________________________________
Tre caratteristiche che la identificano maggiormente: 1. _______ 2. _______ 3. _______
Nota dominante: _______ — Nota secondaria: _______ — Nota di fondo: _______
Ruolo primario: ☐ Base ☐ Freschezza ☐ Identità ☐ Cuore ☐ Firma ☐ Rifinitura
Ruolo secondario (se presente): ☐ Base ☐ Freschezza ☐ Identità ☐ Cuore ☐ Firma ☐ Rifinitura
Flag di rischio: ☐ Da utilizzare con cautela ☐ Non adatta alla miscela
Potenziale di utilizzo (0–5): ☐ ☐ ☐ ☐ ☐ ☐
Dose indicativa da sperimentare nel compound: _____ g/L — Dose massima da non superare: _____ g/L
Possibili sinergie con altre botaniche: ___________________________________________
Possibili sovrapposizioni / ridondanze: ___________________________________________
Profilo complessivo della botanica: ___________________________________________
La utilizzerei nel mio gin? ☐ Sì ☐ Sì, ma in piccola quantità ☐ Da verificare in miscela ☐ Probabilmente no ☐ No
Motivazione tecnica: ___________________________________________
Botanica in una frase: ___________________________________________
Firma assaggiatore: ________________________
Intensità aromatica (0–5): ☐ ☐ ☐ ☐ ☐ ☐ — Nitidezza dell'aroma (0–5): ☐ ☐ ☐ ☐ ☐ ☐
| Famiglia aromatica | 0 | 1 | 2 | 3 | 4 | 5 |
|---|---|---|---|---|---|---|
| Agrumata | ☐ | ☐ | ☐ | ☐ | ☐ | ☐ |
| Erbacea | ☐ | ☐ | ☐ | ☐ | ☐ | ☐ |
| Speziata | ☐ | ☐ | ☐ | ☐ | ☐ | ☐ |
| Floreale | ☐ | ☐ | ☐ | ☐ | ☐ | ☐ |
| Terrosa | ☐ | ☐ | ☐ | ☐ | ☐ | ☐ |
| Resinosa | ☐ | ☐ | ☐ | ☐ | ☐ | ☐ |
| Balsamica | ☐ | ☐ | ☐ | ☐ | ☐ | ☐ |
Prima impressione al naso: _________________ — Dopo alcuni secondi nel bicchiere: _________________
Intensità gustativa (0–5): ☐ ☐ ☐ ☐ ☐ ☐
| Sensazione | 0 | 1 | 2 | 3 | 4 | 5 |
|---|---|---|---|---|---|---|
| Dolcezza | ☐ | ☐ | ☐ | ☐ | ☐ | ☐ |
| Amarezza | ☐ | ☐ | ☐ | ☐ | ☐ | ☐ |
| Astringenza | ☐ | ☐ | ☐ | ☐ | ☐ | ☐ |
| Piccantezza | ☐ | ☐ | ☐ | ☐ | ☐ | ☐ |
| Freschezza | ☐ | ☐ | ☐ | ☐ | ☐ | ☐ |
| Balsamicità | ☐ | ☐ | ☐ | ☐ | ☐ | ☐ |
Attacco: _______________ Sviluppo: _______________ Finale: _______________
(0–5): ☐ ☐ ☐ ☐ ☐ ☐ — Durata: ☐ molto breve ☐ breve ☐ media ☐ lunga ☐ molto lunga
Quale nota rimane maggiormente? ___________________________________________
Rispetto all'infusione originale — Aroma: ☐ molto diminuito ☐ diminuito ☐ invariato ☐ aumentato ☐ molto aumentato
Nitidezza: ☐ peggiorata ☐ leggermente peggiorata ☐ invariata ☐ migliorata ☐ molto migliorata
Equilibrio: ☐ peggiorato ☐ leggermente peggiorato ☐ invariato ☐ migliorato ☐ molto migliorato
Sono comparse nuove note? _______________ — Sono scomparse o diminuite alcune note? _______________
Riconoscibilità dopo la diluizione (0–5): ☐ ☐ ☐ ☐ ☐ ☐ — Potenziale di caratterizzazione (0–5): ☐ ☐ ☐ ☐ ☐ ☐
Rischio di sovrastare le altre botaniche (0–5): ☐ ☐ ☐ ☐ ☐ ☐ — Rischio di scomparire nella miscela (0–5): ☐ ☐ ☐ ☐ ☐ ☐
Ruolo primario ipotizzato: ☐ Base ☐ Freschezza ☐ Identità ☐ Cuore ☐ Firma ☐ Rifinitura
Ruolo secondario (se presente): ☐ Base ☐ Freschezza ☐ Identità ☐ Cuore ☐ Firma ☐ Rifinitura
Dose da provare nel compound: _____ g/L — Dose minima percepibile stimata: _____ g/L — Dose oltre la quale diventa dominante: _____ g/L
Botaniche con cui potrebbe funzionare bene: ___________________________________________
Botaniche con cui potrebbe entrare in conflitto: ___________________________________________
Utilità dell'infusione (0–5): ☐ ☐ ☐ ☐ ☐ ☐
Descrizione in una frase: ___________________________________________
Decisione per la prossima prova: ☐ aumentare la dose ☐ diminuire la dose ☐ mantenere la dose ☐ cambiare gradazione ☐ cambiare tempo di estrazione ☐ provare in miscela ☐ scartare
| Botanica | Quantità | % miscela | Ruolo nella formula | Ruolo secondario |
|---|---|---|---|---|
| Ginepro | ___ | ___ | Base / Freschezza / Identità / Cuore / Firma / Rifinitura | ___ |
| Coriandolo | ___ | ___ | Base / Freschezza / Identità / Cuore / Firma / Rifinitura | ___ |
| Angelica | ___ | ___ | Base / Freschezza / Identità / Cuore / Firma / Rifinitura | ___ |
| Finocchio marino | ___ | ___ | Base / Freschezza / Identità / Cuore / Firma / Rifinitura | ___ |
| Foglie di cappero | ___ | ___ | Base / Freschezza / Identità / Cuore / Firma / Rifinitura | ___ |
| Liquirizia | ___ | ___ | Base / Freschezza / Identità / Cuore / Firma / Rifinitura | ___ |
| Cardamomo | ___ | ___ | Base / Freschezza / Identità / Cuore / Firma / Rifinitura | ___ |
| Altre | ___ | ___ | Base / Freschezza / Identità / Cuore / Firma / Rifinitura | ___ |
Aspetto: ☐ limpido ☐ leggermente velato ☐ velato ☐ torbido — Colore: ☐ incolore ☐ paglierino ☐ giallo ☐ dorato ☐ altro: _______
Eventuali particelle / sedimenti: _______________ — Prima impressione visiva: _______________
Intensità aromatica (0–5): ☐ ☐ ☐ ☐ ☐ ☐ — Complessità (0–5): ☐ ☐ ☐ ☐ ☐ ☐
| Famiglia aromatica | 0 | 1 | 2 | 3 | 4 | 5 |
|---|---|---|---|---|---|---|
| Agrumata | ☐ | ☐ | ☐ | ☐ | ☐ | ☐ |
| Erbacea | ☐ | ☐ | ☐ | ☐ | ☐ | ☐ |
| Speziata | ☐ | ☐ | ☐ | ☐ | ☐ | ☐ |
| Floreale | ☐ | ☐ | ☐ | ☐ | ☐ | ☐ |
| Terrosa | ☐ | ☐ | ☐ | ☐ | ☐ | ☐ |
| Resinosa | ☐ | ☐ | ☐ | ☐ | ☐ | ☐ |
| Balsamica | ☐ | ☐ | ☐ | ☐ | ☐ | ☐ |
Nota dominante: _______ — Nota secondaria: _______ — Nota di fondo: _______
Eventuali note estranee o difetti: ___________________________________________
Intensità gustativa (0–5): ☐ ☐ ☐ ☐ ☐ ☐
| Sensazione | 0 | 1 | 2 | 3 | 4 | 5 |
|---|---|---|---|---|---|---|
| Dolcezza | ☐ | ☐ | ☐ | ☐ | ☐ | ☐ |
| Amarezza | ☐ | ☐ | ☐ | ☐ | ☐ | ☐ |
| Astringenza | ☐ | ☐ | ☐ | ☐ | ☐ | ☐ |
| Piccantezza | ☐ | ☐ | ☐ | ☐ | ☐ | ☐ |
| Freschezza | ☐ | ☐ | ☐ | ☐ | ☐ | ☐ |
| Balsamicità | ☐ | ☐ | ☐ | ☐ | ☐ | ☐ |
Attacco: _______________ Sviluppo: _______________ Finale: _______________
Armonia (0–5): ☐ ☐ ☐ ☐ ☐ ☐ — Pulizia aromatica (0–5): ☐ ☐ ☐ ☐ ☐ ☐ — Persistenza (0–5): ☐ ☐ ☐ ☐ ☐ ☐ — Equilibrio complessivo (0–5): ☐ ☐ ☐ ☐ ☐ ☐
Riconoscibilità del ginepro (0–5): ☐ ☐ ☐ ☐ ☐ ☐ — Riconoscibilità del carattere mediterraneo (0–5): ☐ ☐ ☐ ☐ ☐ ☐ — Originalità del profilo (0–5): ☐ ☐ ☐ ☐ ☐ ☐
Qual è l'identità che emerge dal gin? ___________________________________________
Tre parole per descriverlo: 1. _______ 2. _______ 3. _______
Cosa funziona bene? _____________ — Quale botanica emerge troppo? _____________ — Quale si percepisce troppo poco? _____________
Quale caratteristica manca? _____________ — Quale è eccessiva? _____________
Sovrapposizioni aromatiche: ☐ no ☐ lievi ☐ evidenti — Quali? _____________
Componente che disturba l'equilibrio: ☐ no ☐ sì — Quale? _____________
Intervento suggerito: ☐ nessuna modifica ☐ aumentare una botanica ☐ diminuire una botanica ☐ eliminare una botanica ☐ aggiungere una botanica ☐ modificare la gradazione dell'infusione ☐ modificare il tempo di estrazione ☐ modificare il rapporto tra le infusioni ☐ modificare il periodo di riposo
Botanica da modificare: _______ — Dose attuale: _______ — Nuova dose da provare: _______ — Motivo della modifica: _______________
| Parametro | Punteggio |
|---|---|
| Intensità aromatica | ___ / 5 |
| Intensità gustativa | ___ / 5 |
| Complessità | ___ / 5 |
| Persistenza | ___ / 5 |
| Freschezza | ___ / 5 |
| Armonia | ___ / 5 |
| Pulizia | ___ / 5 |
| Identità mediterranea | ___ / 5 |
Stato della ricetta: ☐ Prima prova ☐ Da correggere ☐ Quasi definita ☐ Formula stabilizzata ☐ Formula definitiva
Note libere dell'assaggiatore: ___________________________________________
Il gin in una frase: ___________________________________________
Firma: ________________________ — N° revisione ricetta: _______
Le famiglie aromatiche del gin al centro, i descrittori sul giro esterno. Tocca un settore per vedere quali botaniche dell'app portano quella nota; tocca una botanica per aprirne la scheda.
Dal centro verso l'esterno. Quando annusi, parti dalla famiglia (è agrumato? è floreale?) e solo dopo scendi al descrittore preciso (limone o pompelmo? rosa o violetta?). È il modo in cui lavorano i panel di assaggio: prima la categoria larga, poi la nota fine.
Le botaniche nei settori sono collegate automaticamente ai profili aromatici della pagina Botaniche e infusi. La ruota orienta, non dà verdetti: se all'assaggio senti altro, vale l'assaggio.
I difetti (settore grigio) non sono botaniche ma note sbagliate dell'infuso: per ognuno trovi la causa più probabile e il rimedio.
Rapporto con il radar. Il radar a dieci assi misura quanto; la ruota serve a dire che cosa. Dolce, amaro, acido e salino sono gusti in bocca e stanno sul radar; sulla ruota compaiono solo come note aromatiche (il miele, il salmastro).
Fonte. Ruota originale costruita per questa app sulle famiglie aromatiche comunemente usate per descrivere il gin; non riproduce una ruota pubblicata.
Le botaniche e la gradazione di alcuni gin commerciali fra i più diffusi, come riferimento e confronto con le tue ricette. Le fonti sono le schede tecniche e i siti ufficiali dei produttori: le liste di botaniche sono pubbliche, le proporzioni esatte restano quasi sempre un segreto industriale non dichiarato.
Aprendo un gin trovi il suo diagramma a ragnatela sui dieci assi dell'app, stimato dalle botaniche dichiarate, e puoi sovrapporlo a un altro gin.
Scegli due gin e la proporzione: il diagramma mostra i due profili e quello della miscela, cosa cambia rispetto al primo gin, le botaniche in comune, la gradazione risultante e come servirla.
4 botaniche: ginepro, coriandolo, radice di liquirizia, radice di angelica.
La ricetta più essenziale fra i grandi London Dry: profilo secco e dominato dal ginepro, con pochissime botaniche rispetto alla media.
Botaniche: ginepro, coriandolo, radice di liquirizia, oltre ad agrumi freschi interi (pompelmo, lime, arancia, limone) e camomilla fresca, distillati in piccoli lotti nell'alambicco "Tiny Ten".
Variante più ricca e agrumata di Tanqueray, pensata per i cocktail con agrumi; gradazione più alta della versione classica.
Botaniche: ginepro, coriandolo, radice di angelica, radice di liquirizia, scorze di limone e arancia, radice di iris, cassia.
Uno dei London Dry più venduti al mondo; profilo classico, agrumato e speziato in modo discreto.
9 botaniche: ginepro, scorza di limone, scorza di arancia di Siviglia, radice di angelica, semi di angelica, radice di iris, semi di coriandolo, mandorla, radice di liquirizia.
Fra i pochi grandi London Dry distillati ancora a Londra; macerazione delle botaniche per 24 ore prima della distillazione.
10 botaniche: ginepro, scorza di limone, radice di liquirizia, radice di angelica, semi di coriandolo, cassia, cubebe, grani del paradiso, radice di iris, mandorla.
Distillazione a vapore (le botaniche non sono immerse nell'alcol ma attraversate dal vapore): fra i pochi produttori ad aver reso pubblica l'intera lista.
7 botaniche: ginepro, semi di coriandolo, cardamomo, radice di angelica, radice di iris, scorza di limone, scorza di arancia.
Stile "Plymouth", più rotondo e meno secco dei London Dry, con radici (angelica, iris) in proporzione maggiore.
Botaniche dichiarate: ginepro, semi di coriandolo, radice di angelica, cardamomo, cassia, scorza di arancia.
Il gin più venduto negli Stati Uniti; stile secco e morbido, con il ginepro meno aggressivo dei London Dry inglesi.
Botaniche dichiarate: ginepro selvatico, scorza di limone e di arancia del Mediterraneo.
Il gin spagnolo più diffuso; il produttore cita solo questi tre ingredienti principali, senza la lista completa.
12 botaniche: ginepro, semi di coriandolo, radice di angelica, noce moscata, limone, arancia, mandarino, clementina, pompelmo, lime, tangerino e fiore d'arancio, con cinque distillazioni.
Versione premium della casa, quasi interamente costruita sugli agrumi mediterranei: un buon riferimento per lo stile Agrumato.
11 botaniche: ginepro, carvi, coriandolo, fiori di sambuco, camomilla, scorza di arancia, scorza di limone, achillea, radice di angelica, cubebe, radice di iris. Dopo la distillazione si aggiungono le essenze di rosa bulgara e di cetriolo, la sua firma.
Il produttore non ha mai reso pubblica la lista completa delle oltre dieci botaniche; rosa e cetriolo restano il tratto distintivo e l'unico elemento sempre citato.
Botaniche: oliva Arbequina, rosmarino, timo, basilico, ginepro, scorza di arancia amara, lentisco (mastice), camomilla, cardamomo verde.
Gin mediterraneo spagnolo, con oliva ed erbe mediterranee (rosmarino, timo, basilico) al posto delle radici e degli agrumi dolci dei London Dry.
31 botaniche: 9 botaniche classiche del gin (ginepro, coriandolo, radice di angelica, radice di liquirizia, scorze di limone e arancia, radice di iris, cassia, cardamomo) più 22 botaniche selvatiche raccolte a mano sull'isola di Islay (fra cui erica, trifoglio, menta d'acqua, achillea, timo selvatico).
Fra i gin con il maggior numero di botaniche dichiarate e con la provenienza più localizzata (raccolta manuale sull'isola).
47 botaniche (da cui il nome), fra cui pompelmo, mirtillo rosso, fiori di sambuco, lampone, oltre a ginepro e spezie classiche.
Gin tedesco della Foresta Nera; la lista completa e le proporzioni esatte delle 47 botaniche non sono interamente pubbliche.
12 botaniche: ginepro, lavanda, mandorla, radice di angelica, cassia, radice di liquirizia, radice di iris, semi di coriandolo, longan ("occhio di dragone"), foglie di loto, semi di papavero, legno di sandalo bianco.
Fra i pochi gin a includere botaniche di origine asiatica (longan, foglie di loto, papavero) insieme alle botaniche classiche europee.
11 botaniche, 8 dichiarate: ginepro, bergamotto, scorza di limone, scorza di arancia, cardamomo, cassia, semi di coriandolo, radice di angelica. Le altre tre non sono rese pubbliche.
Gin di San Francisco, distillato in alambicco di rame; profilo floreale e agrumato, con il bergamotto in evidenza.
Botaniche: la lista completa non è pubblica. Il produttore inglese lo presenta come un London Dry dal profilo «lamponi e panna», con la foglia di lampone in evidenza e un finale cremoso.
Nella libreria ci sono i Lamponi, non la foglia; per questo non compare fra i gin da cui partire nel tavolo di lavoro.
14 botaniche. Sei giapponesi, ciascuna raccolta nella sua stagione: fiori e foglie di sakura (ciliegio), scorza di yuzu, tè sencha, tè gyokuro, pepe sansho. Otto classiche: ginepro, semi di coriandolo, radice e semi di angelica, cardamomo, cannella, scorza di arancia amara, scorza di limone.
Ogni botanica giapponese ha la sua scheda in libreria: Fiori di ciliegio, Foglie di ciliegio, Yuzu, Tè verde (sencha), Gyokuro, Pepe sansho; anche i Semi di angelica sono separati dalla radice.
Botaniche: ginepro, yuzu, scorza di arancia amara verde, semi di coriandolo, liquirizia, tè verde gyokuro, radice di angelica, pepe sansho, fiori di ciliegio.
Gin dell'isola di Hokkaido, più agrumato e verde di Roku, con lo yuzu come nota guida.
11 botaniche, su una base di distillato di riso diluito con acqua di Fushimi: ginepro, iris, pino rosso giapponese (akamatsu), yuzu, limone, tè gyokuro di Uji, zenzero, shiso rosso, foglie di bambù, pepe sansho e kinome (le foglie giovani del sansho).
Le botaniche sono distillate in sei gruppi separati (base, agrumi, tè, spezie, fruttato-floreale, erbe) e poi unite: un esempio di gin costruito per famiglie, come nel Gin Builder. Il pino rosso è reso con gli Aghi di pino; alcune fonti citano al suo posto l'hinoki (cipresso giapponese).
Botaniche dichiarate: ginepro, quattro agrumi giapponesi (yuzu, kabosu, amanatsu e shikuwasa), mela e pepe sansho; il produttore non pubblica la lista completa.
Distillato in alambicco a colonna Coffey da una base di mais e orzo, con gli agrumi e la mela in primo piano. In alcuni mercati è venduto a 42% vol.
Le proporzioni esatte di ogni botanica usata in ciascuna di queste ricette sono segreti industriali: nessuno dei produttori qui elencati le ha rese pubbliche. È pubblica, quando dichiarata dal produttore, solo la lista delle botaniche e la gradazione in bottiglia.
Il criterio. Due botaniche sono ridondanti quando portano lo stesso principio aromatico (la stessa molecola o la stessa famiglia di molecole): le quantità si sommano e superano la soglia che vuoi dare al gin, come aggiungere saccarosio e poi glucosio a una bevanda, che diventa stucchevole. Se invece i principi sono diversi non si sommano.
Per questo ogni coppia ha tre esiti possibili:
Cosa rende due botaniche complementari. Non basta che non si sovrappongano: una deve coprire quello che l'altra lascia scoperto. Succede in due modi: (1) stanno ai poli opposti di un asse, per esempio fresco e caldo, brillante e profondo, volatile e persistente (il limone con lo zenzero o con l'angelica); (2) una sostiene l'altra, come l'angelica, che fissa e allunga le note volatili del limone. È la stessa logica del dolce che si bilancia con l'acido: canali diversi, che non si sommano.
Come si misura la somiglianza. Sul radar a dieci note, per ogni nota si prende la parte in comune (il valore più basso delle due) e l'ingombro totale (il più alto). La somiglianza è la somma delle parti in comune divisa per l'ingombro totale: in pratica quanta parte delle due aree si sovrappone. Esempio: liquirizia e angelica condividono solo lo speziato, 38 %; il dolce della liquirizia bilancia invece l'amaro dell'angelica, quindi sono complementari per gusto pur avendo la stessa funzione di leganti. La soglia oltre cui due botaniche contano come simili si regola con il cursore qui sotto (visibile con gli strumenti avanzati accesi, dal menu): l'app ricalcola subito tabella, schede e Builder.
Sotto il tavolo di lavoro, per ogni botanica scelta trovi:
Regola pratica: se due botaniche compaiono l'una fra le "simili" dell'altra, tienine una e alza la percentuale invece di usarle entrambe a metà dose. Un'eccezione: una botanica molto potente può coprirne una delicata anche con molecole diverse. È mascheramento, non somma, quindi guarda anche la potenza.
Simili, sostitutive, complementari e da non accumulare di ciascuna botanica scelta qui sopra. Tocca un nome per aprirlo.
Qui si disegna la struttura della ricetta, prima di toccare l'alcol.
🔬 Approfondisci: da cosa dipende il ruolo di una botanica (in Nozioni tecniche)
In uno stile personalizzato ogni botanica ha un compito, con gli stessi sei ruoli degli stili preordinati: lo scegli dal menù accanto alla botanica.
Il ruolo cambia la quantità. Ogni ruolo usa una frazione della dose di riferimento della Libreria: Base e Freschezza 100%, Identità 80%, Cuore 70%, Firma 30%, Rifinitura 15% (tracce). Sotto ogni botanica vedi la percentuale applicata; i grammi li trovi nella pagina Infusi. La quota di ginepro, la scheda di prova e la stampa usano questi stessi pesi. Sono valori di partenza, da correggere con gli assaggi.
Quota di ginepro. Verde da 45% in su, arancio tra 30% e 44%, rossa sotto il 30%: soglie pratiche di lavoro, non di legge. Perché il 50% non è una regola.
Sotto la combinazione compaiono i semafori: rosso ridondanza, arancio rischio se messe insieme (o da dosare), verde complementari.
Il radar di gusto e aroma comprende qui anche le botaniche base (ginepro, coriandolo, angelica), perché sono proprio le quote che stai variando. Stime orientative, da verificare all'assaggio.
Il banco di lavoro. Qui si parte da infusi già pronti — una botanica per volta, preparata con la dose e il tempo indicati nelle schede Botaniche — e si compone la miscela.
Le schede restano su questo dispositivo: non vengono inviate da nessuna parte.
🔬 Torbidità, colore e filtrazione: effetto louche · torbidità e colore · filtrazione a freddo (in Nozioni tecniche)
Qui si compone la miscela: per ogni infuso già pronto indica la percentuale sul volume finale. I tempi di infusione e i grammi di botanica per 100 ml restano nella Libreria.
Quanto senti ogni nota, da 0 (assente) a 5 (dominante). Le prime quattro si colgono con la lingua, le altre con il naso: assaggia, poi annusa il bicchiere vuoto. Serve a confrontare ciò che hai sentito con ciò che l'app prevedeva.
Tocca le note che senti in ciascun momento: all'inizio (appena in bocca e al naso), a metà sorso, alla fine (il retrogusto che resta). Ne bastano due o tre per momento.
Venti classici in cui il gin è protagonista, con le dosi standard per un drink. Servono a due cose: avere un riferimento affidabile al banco e capire come si comporta il proprio gin una volta messo in ricetta.
Le dosi sono quelle consolidate nella letteratura di bar: sono un punto di partenza, non un dogma. Il rapporto fra gin e vermouth nel Martini, per dire, è cambiato di dieci volte in un secolo.
Cocktail sperimentali, separati dai classici: ognuno mette alla prova una tecnica (soluzione salina, cordiale con acidi in polvere, sciroppo infuso, chiarificazione al latte…) con le botaniche dell'app.
Gli assaggi restano salvati su questo dispositivo.
Ricette nuove, pensate per mettere alla prova una tecnica alla volta con le botaniche dell'app. Ogni scheda ha un'ipotesi da verificare, il radar previsto (stima dai profili degli ingredienti) e lo spazio per annotare gli assaggi: dopo il primo assaggio sul radar compare anche quello che hai sentito. Le dosi sono un punto di partenza, non ancora provate.
La mappa abbina a ogni stile di gin la guarnizione che lo serve meglio, con il perché. Le schede dell'app vengono prima; in fondo ci sono gli stili commerciali che l'app non costruisce (Old Tom, Navy Strength, Sloe gin).
La garnish lavora soprattutto sul naso: il profumo arriva prima del sorso e prepara il palato a ciò che sentirà. Per questo si sceglie in due modi.
Scorza, non fetta. Torcendo la scorza sopra il bicchiere (con la buccia verso il drink) si liberano gli oli essenziali senza acidità. La fetta porta succo e l'amaro dell'albedo, e sposta l'equilibrio del drink.
Le erbe vanno svegliate. Un colpo leggero del rametto sul palmo rompe le ghiandole oleose: senza, il rosmarino quasi non si sente.
Una garnish, al massimo due elementi. Con tre o più il gin si perde.
La gradazione decide l'intensità. Più è alto il grado alcolico del drink, più la garnish deve essere decisa per emergere. E il drink conta: nel Martini si esprime la scorza e spesso la si scarta, nel gin tonic la si lascia nel bicchiere.
Se il gin non rientra in uno stile, si parte dalla nota che prevale sul radar (senza contare le botaniche base).
Le garnish sono punti di partenza, non regole: la prova vera è annusare il bicchiere prima e dopo averla messa.
Le acque toniche in commercio raccolte in cinque famiglie, con le caratteristiche e i gin con cui stanno meglio, e il perché. Sotto trovi gli abbinamenti per gli stili dell'app e per i gin commerciali più diffusi.
La tonica lavora su tre leve: l'amaro del chinino, lo zucchero e la bollicina. Le toniche aromatiche ne aggiungono una quarta, le loro botaniche.
Nel bicchiere. Rapporto di partenza 1:2 o 1:3. Tonica fredda e aperta al momento: la bollicina porta gli aromi verso il naso. Molto ghiaccio, non poco: si scioglie più lentamente e diluisce meno. Versa la tonica lungo il cucchiaio e non mescolare con forza.
Gli abbinamenti sono punti di partenza: la prova vera è lo stesso gin con due toniche diverse, assaggiate una accanto all'altra.
Sette strumenti speciali che usano il radar e la libreria in modi diversi. Tocca un riquadro per aprire lo strumento; ognuno si richiude con ▲ Chiudi.
Disegna il profilo che vorresti con i cursori dei dieci assi: l'app cerca nella libreria la combinazione di botaniche che ci si avvicina di più. È il Builder al contrario, dal gusto alla ricetta.
Il gin in commercio di carattere più vicino alla ricetta del Gin Builder, e cosa ti distingue da lui.
Allena l'occhio al radar: riconosci un gin dal suo profilo, o il profilo giusto dal nome. Utile anche per preparare il panel di assaggio.
Scegli un luogo: l'app compone una ricetta con le sue botaniche, già assegnate ai sei ruoli.
Le botaniche che si raccolgono in Italia mese per mese, dal periodo di raccolta della libreria. Le botaniche solo importate sono escluse.
Un'etichetta stampabile con nome, gradazione, botaniche, il radar in piccolo e come servirlo.
Gli abbinamenti con il cibo, a partire dalle note che prevalgono nel radar.
Per ogni sentore la matrice indica le molecole responsabili, le botaniche dell'app che le portano e i recettori sensoriali che le leggono.
Gusto. Sulla lingua ci sono solo cinque qualità: dolce, amaro, acido, salato e umami. Le leggono recettori dedicati nelle cellule dei bottoni gustativi: T1R per dolce e umami, i 25 TAS2R per l'amaro, il canale OTOP1 per l'acido, ENaC per il salato.
Olfatto. Tutto il resto, cioè agrumato, floreale, erbaceo, resinoso, fruttato, arriva al naso: davanti, annusando (ortonasale), e da dietro, mentre si deglutisce (retronasale). Circa 400 tipi di recettori olfattivi lavorano con un codice combinatorio: ogni molecola ne attiva un gruppo, ogni recettore riconosce più molecole. Solo per poche molecole si conosce un recettore specifico.
Trigemino (chemestesi). Caldo, freddo, pungente e bruciore non sono gusti né odori: sono canali ionici dei nervi della bocca e del naso, i TRP, che rispondono a molecole come mentolo, cinnamaldeide, piperina e allo stesso etanolo.
Tatto. Astringenza e formicolio sono sensazioni meccaniche: le leggono i meccanorecettori della mucosa.
Il cervello fonde i quattro canali in un unico sapore: per questo la vaniglia "sembra" dolce anche se non tocca i recettori del dolce.
I canali ionici sono proteine a forma di poro infilate nella membrana delle cellule. Quando la molecola giusta, o la temperatura giusta, li fa aprire, gli ioni (sodio, calcio, potassio, protoni) entrano o escono, la carica elettrica della cellula cambia e parte un segnale nervoso verso il cervello. Sono diversi dai recettori del dolce, dell'amaro e dell'umami (T1R e TAS2R): quelli non sono pori, ma "antenne" che avviano una catena di segnali dentro la cellula.
Il trigemino porta la sensibilità di bocca, naso, occhi e viso; in fondo alla gola lavora anche il glossofaringeo. Le sue terminazioni non stanno nei bottoni gustativi ma sono sparse in tutta la mucosa: per questo il pungente si sente ovunque, anche nel naso e negli occhi.
Le soglie di temperatura sono valori indicativi misurati in laboratorio: nella bocca cambiano con la concentrazione delle molecole e con la persona.
Gli studi da cui vengono queste informazioni sono elencati nel riquadro 📚 Fonti scientifiche.
La pagina sui canali dice quali sono e dove stanno. Qui si guarda come una molecola li apre, perché da questo dipende molto di ciò che si sente nel bicchiere: quanto dura un bruciore, perché una spezia rinfresca e poi intorpidisce, perché il terzo assaggio di pepe non sembra uguale al primo.
Si può immaginare ogni cellula nervosa come una casa con porte di sicurezza nelle pareti. Fuori c'è una folla di ioni, soprattutto sodio e calcio, che vorrebbe entrare. Finché le porte restano chiuse, il cervello non sente nulla. Quando una porta si apre, gli ioni entrano di colpo, la carica elettrica della cellula cambia e parte un impulso lungo il nervo. Il cervello non sa chi ha aperto la porta: sa solo quale porta si è aperta. Per questo una molecola che apre la porta del caldo viene sentita come calore anche in un liquido a temperatura ambiente, e una che apre la porta del freddo come fresco.
Diverse molecole aromatiche non sono semplici interruttori. Aprono un canale e poi lo lasciano in uno stato «stanco», in cui risponde meno: è la desensibilizzazione. Oppure aprono una porta e ne chiudono un'altra. Più che accendere una sensazione, ne alzano o ne abbassano il volume.
Quest'ultimo dato conta molto per il gin. I terpeni più abbondanti nelle sue botaniche (il limonene degli agrumi, il pinene del ginepro, il linalolo del coriandolo) parlano soprattutto al naso. Caldo, fresco, pungente e formicolio vengono da un gruppo più ristretto di molecole, e dall'etanolo stesso: alle concentrazioni di un gin il mircene del ginepro conta poco rispetto al bruciore dell'alcol.
L'astringenza è la bocca che si asciuga e diventa ruvida, come dopo un tè nero forte o un cachi acerbo. La spiegazione classica è meccanica: i tannini si legano alle proteine lubrificanti della saliva e le fanno precipitare, la lingua sfrega sul palato come carta vetrata e i recettori del tatto sentono attrito. È vero, ma non spiega tutto, e le ricerche degli ultimi anni hanno aggiunto altri pezzi:
Il quadro è aperto: l'astringenza nasce probabilmente da più meccanismi insieme, tatto e chimica. Per chi prepara un gin la conseguenza pratica è semplice: gli infusi tannici (tè, rabarbaro, cortecce, scorze con la parte bianca) vanno tenuti al riparo dall'aria, perché ossidandosi diventano più duri.
| Botaniche | Molecola | Porta | Che cosa si sente |
|---|---|---|---|
| Pepe nero, grani del paradiso | piperina, 6-paradolo | TRPV1 (chiave); la piperina anche TRPA1 | calore pungente che sale e scende con il sorso |
| Zenzero, galanga | gingeroli, shogaoli; acetato di acetossichavicolo nella galanga | TRPV1 (chiave); la galanga anche TRPA1 | calore vivo, più tagliente nella galanga |
| Cannella, cassia | cinnamaldeide | TRPA1 (grimaldello) | pungente caldo che sale al naso |
| Senape gialla, cappero, foglie di cappero | isotiocianati | TRPA1 (grimaldello) | pungente lacrimoso, alla wasabi |
| Chiodo di garofano | eugenolo | TRPV1, TRPV3; in parte TRPA1 | calore, poi lieve intorpidimento |
| Cardamomo, alloro, rosmarino | 1,8-cineolo | apre TRPM8, blocca TRPA1 | fresco balsamico |
| Menta | mentolo | TRPM8 (chiave) | freddo |
| Timo, origano, santoreggia | timolo, carvacrolo | TRPV3, TRPA1 | calore morbido |
| Salvia, rosmarino | canfora | TRPV1, TRPV3, TRPM8, poi desensibilizza | fresco e caldo insieme, poi intorpidisce |
| Pepe di Sichuan, pepe sansho | sanshool | blocca i canali KCNK del tatto | formicolio, vibrazione |
| Ginepro, luppolo | mircene | TRPV1 (in laboratorio) | nel gin, quasi nulla rispetto all'alcol |
| Tè, rabarbaro, cortecce | tannini, catechine | tatto e trigemino (meccanismo discusso) | bocca asciutta e ruvida |
| Ogni gin | etanolo | abbassa la soglia di TRPV1 | bruciore, che cala diluendo |
Le soglie e i meccanismi vengono da studi su cellule, animali e piccoli gruppi di assaggiatori: nella bocca, alle concentrazioni di un gin, gli effetti sono più deboli e variano da persona a persona. Gli studi sono elencati nel riquadro 📚 Fonti scientifiche.
Quasi tutte le sigle sono nomi di geni o di proteine. Spesso raccontano come la proteina è stata scoperta, non che cosa fa nella bocca: per questo alcune sembrano non c'entrare nulla con il gusto.
Perché la menta sembra fredda se non lo è? Il mentolo si lega a TRPM8 e gli abbassa la soglia: il canale si apre già alla temperatura della bocca, come se fosse arrivato il freddo. Il cervello riceve lo stesso segnale del freddo vero e non può distinguerli.
E perché il pepe brucia senza essere caldo? Stesso trucco al contrario: piperina, capsaicina e gingeroli abbassano la soglia di TRPV1, che si apre già a 37 °C invece che sopra i 43 °C. Il segnale è quello di una scottatura.
Perché il gin «scalda»? Anche l'etanolo abbassa la soglia di TRPV1: al grado alcolico di un gin il bruciore è in buona parte un falso allarme di calore. Diluendo il gin con acqua o ghiaccio il bruciore cala e si sentono meglio gli aromi.
Si può sentire caldo e freddo insieme? Sì, perché i canali sono diversi e lavorano in parallelo: in un sorso con cardamomo e pepe nero TRPM8 e TRPV1 si attivano insieme, e il cervello li somma in un'unica sensazione «fresca e piccante».
Perché i recettori dell'amaro sono 25 e quelli del dolce uno solo? Il dolce serve a riconoscere pochi zuccheri, tutti simili fra loro. L'amaro è un segnale d'allarme contro sostanze potenzialmente tossiche, che hanno forme chimiche molto diverse: per riconoscerle tutte servono molte «serrature».
Perché acido e salato passano da canali e gli altri gusti da recettori? Acido e salato sono ioni (protoni e sodio): particelle piccolissime che passano direttamente attraverso un poro. Zuccheri, molecole amare e glutammato sono molecole più grandi che vanno riconosciute dalla forma, e per questo servono i recettori-antenna.
È vera la mappa della lingua, con il dolce sulla punta e l'amaro in fondo? No. Nasce da una cattiva lettura, negli anni Quaranta, di uno studio tedesco del 1901 che aveva trovato solo piccole differenze di sensibilità. Ogni papilla contiene cellule per tutti i gusti.
Perché la vaniglia sembra dolce se non tocca i recettori del dolce? Perché il cervello impara le associazioni: la vaniglia l'abbiamo sempre incontrata insieme allo zucchero, e il suo odore finisce per «evocare» il dolce. È un effetto dell'olfatto, non del gusto.
Perché la temperatura di servizio cambia il gusto? Il freddo rallenta l'evaporazione degli aromi, che arrivano meno al naso. Inoltre il canale TRPM5 delle cellule del gusto lavora meglio al caldo: lo stesso zucchero sembra più dolce a temperatura ambiente che ghiacciato.
Perché i tannini «asciugano» la bocca? Si legano alle proteine lubrificanti della saliva e le fanno precipitare: la mucosa perde il suo velo scivoloso e i meccanorecettori sentono attrito. È soprattutto tatto, non gusto, anche se le ricerche più recenti mostrano che ci mettono del loro anche i nervi del trigemino: lo spiega il riquadro «Chiavi, grimaldelli e regolatori di volume».
Che cosa vibra con il pepe di Sichuan? Il sanshool blocca i canali KCNK che tengono a riposo le fibre del tatto: le fibre si accendono da sole, con una frequenza percepita come una vibrazione di circa 50 Hz, come quella di un telefono che vibra sulle labbra.
Perché il coriandolo sa di sapone a qualcuno? Per una variante genetica vicina ai geni di alcuni recettori olfattivi (fra cui OR6A2), che rende più sensibili alle aldeidi delle foglie. Riguarda le foglie fresche; i semi usati nel gin hanno un profilo diverso, dominato dal linalolo.
Da dove vengono le informazioni di questa pagina. I recettori e i canali citati nelle schede sono quelli descritti negli studi qui sotto; i profili radar e le quantità di molecole nelle botaniche sono invece stime dell'app, da verificare all'assaggio.
Titoli, riviste e anni sono stati controllati; prima di un'eventuale pubblicazione conviene verificare anche pagine e DOI di ogni voce.
Le soglie di temperatura dei canali (circa 43 °C per TRPV1, sotto circa 25 °C per TRPM8, fra circa 33 e 39 °C per TRPV3) sono valori misurati in laboratorio su cellule; nella bocca cambiano con la concentrazione delle molecole e con la persona.
Come si legge la griglia. Le righe sono gli assi del radar delle botaniche (Dolce, Amaro, Acido…); l'ultima, Struttura, riguarda le sensazioni in bocca. Le colonne sono i quattro sensi che percepiscono: Gusto (lingua), Olfatto (naso), Trigemino (caldo, fresco, pungente), Tatto (astringenza, formicolio). Il numero in una casella dice quante schede ci sono per quell'incrocio: per esempio Speziato × Trigemino = 2, lo speziato che si sente anche come calore e pizzicore.
Tocca una casella: sotto la griglia compare l'elenco di quei sentori, e toccando un nome si va alla sua scheda. Tocca di nuovo la stessa casella per vederli tutti.
Le corrispondenze molecola–recettore indicate sono quelle accertate negli studi elencati in 📚 Fonti scientifiche; la quantità di una molecola in una botanica varia con varietà, raccolta ed estrazione.