Compound gin · libreria botanica interattiva

GinBuilder

di Benedetto Daniele Sgroi

Filtra, confronta e costruisci: 84 botaniche, funzione aromatica, rischio di ridondanza e strutture di partenza per stile.

Per cominciare

Piccola storia del gin

Dal jenever dei Paesi Bassi alla Gin Craze londinese, fino al London Dry e al gin italiano. Gli ingredienti che non possono mancare, la differenza fra distillato e compound, e il lavoro paziente di chi cerca l'equilibrio fra le botaniche.

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Il percorso in 3 passi, dalla botanica al bicchiere:

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Botaniche e infusi

Parti da qui: le 84 schede delle botaniche, con profilo aromatico, potenza, raccolta e zone italiane, e per ognuna la preparazione dell'infuso: gradazione, diluizione, grammi e tempo.

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Gin Builder

Poi componi la struttura: scegli uno stile e assegna le botaniche ai ruoli (base, freschezza, identità, cuore, firma, rifinitura). Ridondanze e complementari ti vengono segnalati qui.

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Schede di prova e diluizione

Registra tutto: percentuali degli infusi, valutazione all'assaggio e correzioni per la volta successiva. Nella stessa pagina il calcolatore porta il gin alla gradazione finale: alcol e acqua in ml e in grammi.

I cocktail classici

Infine, il banco di prova: venti grandi drink a base gin con le dosi standard, dal Martini al Negroni, per vedere la tua ricetta all'opera.

Laboratorio cocktail

Cocktail sperimentali con un'ipotesi da verificare, il radar previsto e gli assaggi annotati versione dopo versione.

Non è un percorso obbligato: ogni pagina si usa anche da sola, e si può sempre tornare indietro a correggere un passo precedente dopo aver assaggiato.

Piccola storia del gin

Da rimedio di farmacia a distillato d'autore, passando per una città intera ubriaca.

Dal jenever al gin

Le radici più lontane passano dall'Italia. Intorno al 1055, a Salerno, nell'ambiente della Scuola Medica Salernitana e dei monaci benedettini, il Compendium Salernitanum descrive un vino al ginepro usato come rimedio: è considerato il primo antenato del gin, una specie di proto-gin. Non è certo che quel vino fosse già distillato: la distillazione dell'alcol a Salerno è documentata con sicurezza solo nel secolo successivo, quando proprio da lì escono le prime ricette europee di aqua ardens. La vera evoluzione in un distillato organizzato avviene però nei Paesi Bassi, tra il Medioevo e il Seicento.

Il capostipite è il jenever (o genever), acquavite di cereali aromatizzata al ginepro prodotta nei Paesi Bassi e nelle Fiandre almeno dal Cinquecento. Il ginepro però non nasce come aroma: nasce come medicina. La farmacopea medievale lo impiegava contro febbri, disturbi renali e peste, e la distillazione era semplicemente il modo più efficace per estrarne i principi attivi e conservarli. Dalla spezieria alla taverna il passo fu breve.

Nel 1575 ad Amsterdam la famiglia Bols apre la sua distilleria, 't Lootsje, «la casetta». La Lucas Bols, che prende il nome dal suo membro più famoso, è considerata la più antica azienda di distillati al mondo ancora in attività e, per tradizione, il primo marchio storico di jenever. Gli archivi sono scarsi: la prima prova scritta che vi si lavorasse il ginepro è un acquisto di bacche del 1664.

In Inghilterra il jenever arriva con i soldati inglesi che combattevano nelle Fiandre — da lì l'espressione Dutch courage, il coraggio olandese bevuto prima della battaglia — ma la vera svolta è politica. Con Guglielmo III d'Orange, nel 1688, Londra colpisce con i dazi i distillati francesi e libera di fatto la distillazione domestica. Nel giro di trent'anni la città produce gin a fiumi.

È la stagione della Gin Craze (1720-1751): alcol pessimo, spesso corretto con trementina o zucchero per coprire i difetti, venduto ovunque a prezzi irrisori. Hogarth la immortala in Gin Lane. Occorrono otto leggi successive, i Gin Acts, per riportare il fenomeno dentro un argine.

L'Ottocento cambia tutto con due invenzioni. L'alambicco a colonna di Aeneas Coffey (1830-31) produce un alcol neutro finalmente pulito: non c'è più niente da mascherare, e lo zucchero dell'Old Tom diventa superfluo. Nasce il London Dry, secco e verticale. Nello stesso periodo il chinino usato come antimalarico nelle colonie genera l'acqua tonica, e con essa il matrimonio più longevo della storia del bere.

Gli ingredienti chiave

Perché un distillato possa chiamarsi gin, il ginepro deve essere l'aroma prevalente: è l'unico vincolo davvero rigido (in Europa, con un minimo di 37,5% vol). Tutto il resto è scelta dell'autore. Attorno al ginepro si è però consolidata una triade classica:

  • Ginepro — struttura resinosa e balsamica, la spina dorsale.
  • Coriandolo — agrumato e leggermente speziato, fa da ponte fra il ginepro e tutto il resto.
  • Angelica — radice terrosa e asciutta: aggiunge poco profumo e molta tenuta, è il fissativo che impedisce agli altri aromi di disperdersi.

Accanto a questi, i comprimari storici: iris (altro fissativo, di taglio floreale e cipriato), scorze di agrumi, liquirizia per una dolcezza senza zucchero, cardamomo, cannella, semi di finocchio, cubebe.

Distillato o compound

Esistono due modi di fare gin, ed è bene non confonderli.

  • Distillazione — le botaniche macerano nell'alcol e vengono ridistillate, oppure si aromatizza il vapore facendolo passare attraverso un cesto (vapour infusion). Il calore fissa l'equilibrio una volta per tutte: il risultato è limpido e stabile, ma per correggere un dosaggio bisogna rifare la distillazione.
  • Compound — si parte da alcol neutro e si aggiungono infusi, senza ridistillare. Storicamente era il bathtub gin, sinonimo di scorciatoia. Lavorando però per infusi singoli — una botanica per volta, ciascuna con il proprio tempo e la propria dose — il compound diventa esattamente il contrario: il metodo più controllabile che esista.
Ogni infuso si assaggia da solo, si dosa a percentuale e si corregge senza rifare nulla del resto. È su questo metodo che è costruita quest'applicazione.

La ricerca dell'equilibrio

Arricchire un gin non significa aggiungere botaniche: significa assegnare a ciascuna un compito e verificare che non ci sia sovrapposizione. Una ricetta leggibile ha in genere una base (il ginepro), un legante che tiene insieme, uno o due elementi di freschezza, una firma riconoscibile e al massimo una rifinitura.

I rischi da sorvegliare sono sempre gli stessi: l'accumulo — tre agrumi diversi che si annullano a vicenda invece di sommarsi — e la potenza, perché una botanica dominante a dose sbagliata cancella cinque comprimari ben scelti. Vale più la persistenza dell'intensità: un aroma che si apre tardi e resta è quasi sempre preferibile a uno che esplode e sparisce.

Qualche regola pratica: assaggiare sempre alla stessa gradazione, diluendo il campione; confrontare due versioni affiancate e non a distanza di giorni; lasciar riposare la miscela almeno 24-48 ore prima del giudizio definitivo, perché gli infusi continuano a integrarsi; annotare tutto subito, perché il ricordo di un aroma dura pochissimo.

Il gin italiano

L'Italia arriva tardi al gin ma con un vantaggio evidente: qui la macerazione delle erbe in alcol è una tradizione continua e mai interrotta — vermouth, amari, rosoli, elisir monastici — e il ginepro cresce spontaneo lungo quasi tutta la penisola. Quando, dagli anni Duemiladieci, nasce il movimento dei gin artigianali, il terreno culturale era già pronto.

La reinterpretazione italiana passa dalla biodiversità mediterranea, che è un erbario a cielo aperto:

  • Agrumi — limone di Siracusa, bergamotto di Calabria, cedro, chinotto, arancia amara, mandarino tardivo.
  • Macchia mediterranea — mirto, lentisco, elicriso, rosmarino, timo, origano, alloro, finocchietto selvatico, salvia.
  • Note marine — salicornia, capperi, alghe: la sapidità che nessun gin nordico possiede.
  • Frutti e gastronomia — fico d'India, mandorla, pistacchio, melograno, uva, zafferano.

Qui però si annida anche la tentazione più pericolosa. Una ricchezza simile invita a metterci tutto, e il risultato è spesso un profumo confuso che non appartiene a nessun luogo. I gin italiani riusciti non sono quelli con più botaniche: sono quelli in cui, bevendo, se ne riconoscono due o tre e si capisce da dove vengono.

La creatività, in questo mestiere, si misura più in sottrazioni che in aggiunte.
📓 Diario degli infusi
Come si usa questa pagina

Le botaniche e la preparazione degli infusi in una sola pagina: 84 botaniche con profilo aromatico, funzione nel gin, potenza e, per ognuna, la scheda per metterla in infusione.

  1. Scegli per caratteristiche o mostra tutte le botaniche, se non sai ancora quale analizzare. Tocca «Filtri» e scegli famiglia, carattere, uso nella miscela, stile e potenza; con «Ordina per» decidi come metterle in fila o raggrupparle; poi tocca «Botaniche selezionate (n)»: compaiono filtrate e ordinate così. Lo stesso tasto le nasconde. Con dei filtri attivi compare «Stampa elenco», che stampa l'elenco filtrato.
  2. Cerca per nome, se sai già quale botanica vuoi: scrivi le prime lettere del nome o usa il microfono, e restano solo le schede che corrispondono.
  3. La scheda della botanica. Toccando una scheda si apre solo quella e le altre si chiudono. Studia la botanica: il profilo sensoriale (il radar, con il confronto con simili, sostitutive e complementari), i dati della botanica e il riquadro Da non accumulare con, da leggere sempre prima di portarla in ricetta. «← Torna all'elenco» la richiude.
  4. Prepara l'infuso. Sotto la scheda compare il quadro delle variabili: temperatura di conservazione (al buio), alcol di partenza, grado di estrazione e volume da ottenere. Diluizione (alcol + acqua), grammi, tempo, primo assaggio e avvisi si ricalcolano subito; il grado parte dal minimo consigliato.
  5. Scegli lo Stato della botanica: fresca (appena raccolta) o secca. Peso e tempo si ricalcolano. Le botaniche fresche portano acqua e abbassano un po' la gradazione.
  6. Assaggia al primo assaggio e poi a intervalli: gli estremi dell'intervallo sono limiti, non obiettivi. Le dosi sono per un infuso concentrato, da miscelare a percentuale nelle Schede di prova. «Stampa la scheda» stampa la preparazione della botanica aperta.
  7. Quando prepari l'infuso, «Ho preparato l'infuso: annota nel diario» lo registra nel Diario degli infusi (pagina a sé nel menu), con il promemoria per l'assaggio.

I fattori sono stime orientative: vanno tarate con assaggi (nella scheda trovi «La mia taratura»).

1 Scegli per caratteristiche o mostra tutte le botaniche

2 Cerca per nome

Nozioni tecniche e vocabolario

La chimica e la pratica dell'infusione, i sei ruoli delle botaniche e il glossario, in un solo posto. Le altre pagine rimandano qui con i link 🔬.

Gradazione e solubilità dell'alcol

Come scegliere la gradazione di una botanica

Il criterio è la polarità delle sostanze che vuoi estrarre e l'acqua contenuta nella botanica. L'etanolo concentrato estrae meglio le molecole lipofile (oli essenziali, resine, terpeni); l'acqua della miscela favorisce zuccheri, acidi, tannini e sali. La gradazione più alta non è automaticamente la migliore. Gli intervalli sono punti di partenza: contano anche lo stato fresco o secco, la finezza dei pezzi e il tempo.

  • 55–70% vol. estrazione aromatica ampia ed equilibrata: è la zona in cui lavora la maggior parte delle botaniche del gin.
  • Oltre 75% vol. si privilegiano oli essenziali, resine e note molto lipofile, ma passano anche cere e clorofilla e l'estratto si intorbida facilmente alla diluizione. Si sale fin qui solo per le botaniche fresche molto ricche d'acqua, come cetriolo (70–80%) e portulaca (80–90%), la cui acqua abbassa subito il grado alcolico. Anche le scorze di agrumi restano a 65–75%.
  • 45–55% vol. per fiori delicati e per le botaniche di cui si vuole anche una parte delle sostanze idrosolubili (amari della genziana, liquirizia), con un profilo più «tintorio» e meno solo aromatico.

Perché l'alcol a 96% non è sempre ideale. Estrae di più cere, resine, pigmenti e componenti amare; può rendere l'estratto aggressivo o sbilanciato; estrae meno bene le sostanze che hanno bisogno d'acqua; alla diluizione può dare opalescenza o precipitazione degli oli; sulle botaniche fresche disidrata in fretta la superficie e rallenta la penetrazione. Per questo, di solito, un grado alcolico intermedio (55–70%) è il compromesso migliore: anche per la vaniglia i risultati migliori sono riportati intorno al 50%.

L'acqua della pianta. Una botanica fresca contiene già acqua e abbassa il grado effettivo del macerato (100 g di pianta fresca possono contenere circa 70 g di acqua). Con materia fresca e molto acquosa, in grande quantità, può servire partire da 70–80%; ma alle dosi del gin (pochi grammi per 100 ml) l'acqua della pianta abbassa il grado di appena 1–3 punti; con materia secca bastano spesso 50–65%; radici, semi e resine arrivano al massimo a 65–70%, oltre il quale si estraggono resine pesanti e amari duri. La scheda di ogni botanica indica il grado alcolico consigliato e la soglia da non superare.

Metodo sperimentale per una botanica nuova. Prepara tre piccoli campioni identici a gradazioni diverse, per esempio 40%, 60% e 80% per una botanica sconosciuta. Per le botaniche dell'app la scheda calcola i tre campioni già sui limiti di quella botanica: soglia bassa, centro consigliato e soglia alta. Tieni uguali peso della botanica, rapporto botanica/alcol (per esempio 1 parte di secca ogni 5–10 di alcol), dimensione dei pezzi, tempo, temperatura, agitazione e filtrazione. Poi confronta intensità e qualità dell'aroma, amaro o astringenza, colore, limpidezza dopo la diluizione e stabilità dopo alcuni giorni. Con botaniche molto intense (chiodo di garofano, cannella, assenzio, scorze amare) riduci il tempo prima ancora di cambiare la gradazione.

In sintesi, i valori usati per tutte le botaniche: scorze di agrumi 65–75% vol; ginepro, spezie e foglie fresche 55–65%; coriandolo e angelica 55–60%; fiori 45–55%; botaniche fresche molto acquose (cetriolo, portulaca) 70–90%. Se non sai quale frazione prevalga in una botanica nuova, confronta 40, 60 e 80%. Usa solo etanolo di grado alimentare, mai alcol denaturato o solventi tecnici. Se l'estratto deve entrare in un gin a 35–45% vol., controlla sempre la limpidezza dopo la diluizione: è spesso questo test, più della gradazione iniziale, a dire se il solvente era giusto.

La solubilità selettiva (la gradazione dell'alcol)

Ogni botanica rilascia le sue molecole migliori solo a una specifica gradazione alcolica. L'alcol funge da solvente, e l'acqua che contiene scioglie un'altra parte delle sostanze.

  • Molecole idrofobe (oli essenziali). Il ginepro (ricco di alfa-pinene) e gli agrumi come il cedro (ricchi di limonene) richiedono una gradazione alta per sciogliersi ed essere estratti bene: 55–65% per il ginepro, 65–75% per le scorze degli agrumi. Se la gradazione è troppo bassa, una parte del profumo resta nella botanica.
  • Molecole idrofile e parti verdi. Foglie come quelle di cappero e il finocchio di mare contengono acqua cellulare, clorofilla e componenti idrosolubili. Con un grado alcolico troppo basso, o tempi troppo lunghi, passano note sgradevoli di erba bagnata o fieno. Un grado alcolico molto alto (oltre 75%) estrae bene anche clorofilla e cere: per le foglie fresche conviene una gradazione media (55–65%) e poche ore al buio, così si preleva soprattutto la frazione aromatica.

Più forte non è meglio. Un solvente troppo forte non estrae solo gli aromi buoni: trascina anche resine, cere, clorofilla e amari duri, che danno note di trementina, di erba tagliata o di amaro. Un solvente troppo debole lascia gli oli nella botanica e porta tannini e acqua. Per questo ogni botanica ha una gradazione consigliata, una soglia oltre cui evitare di salire e il relativo tempo di macerazione; nelle schede trovi cosa succede oltre e sotto quei limiti. I valori sono stime di partenza: affinali con le tue tarature e con gli assaggi.

Grado alcolico e temperatura insieme

Oltre al grado alcolico c'è una seconda manopola: la temperatura. Il calore accelera l'estrazione e scioglie meglio alcune sostanze, ma ne rovina altre; il freddo rallenta tutto, però tiene fuori cere e clorofilla e protegge le molecole più volatili. Combinando le due manopole si può spostare l'estrazione verso una famiglia di molecole piuttosto che un'altra: è l'idea dell'estrazione selettiva.

Ogni riga della tabella è una famiglia di molecole, con alcune botaniche che ne sono ricche, e indica l'intervallo di grado alcolico e di temperatura in cui quella famiglia passa meglio nel liquido. Si legge così: se di una botanica voglio soprattutto i terpeni freschi, lavoro a grado alcolico molto alto e al freddo; se voglio gli amari della genziana, scendo di grado alcolico e resto a temperatura ambiente.

Famiglia di molecole ed esempiGrado alcolico (% vol)Temp. (°C)Che cosa si ottiene
Terpeni volatili
agrumi, ginepro, coriandolo
90–96da −20 a 5Aroma fresco e «vivo»; cere e clorofilla quasi assenti; non si perdono le frazioni più leggere.
Oli essenziali pesanti e resine
mirra, incenso, pepi, cardamomo
85–9615–25Estrazione completa di sesquiterpeni e resine.
Conviene poi «winterizzare»: tenere l'estratto a −20 °C per 24–48 ore e filtrarlo freddo, per togliere le cere che si separano.
Capsaicinoidi e piperina
peperoncino, pepe lungo
80–9615–30La piccantezza passa in fretta.
Tempi brevi: la potenza sale molto rapidamente.
Cumarine
fieno greco, meliloto, asperula
70–9615–25Note di fieno e vaniglia.
Dosare con attenzione: la cumarina ha limiti di legge negli alimenti.
Lattoni amari
assenzio, carciofo, cardo santo
60–7520–30Amaro netto e persistente.
Sono lattoni sesquiterpenici, diversi dai lattoni profumati di pesca e cocco. Sopra i 30 °C aumentano le note erbacee e grezze.
Alcaloidi
china, caffè, cacao
50–7020–40Buona resa.
Con la china, un ambiente leggermente acido migliora l'estrazione.
Flavonoidi
bucce degli agrumi (esperidina, naringina)
50–7030–50Amaro-astringente degli agrumi, colore giallo.
La resa cresce con un calore moderato.
Glicosidi amari
genziana, centaurea, trifoglio fibrino
30–5020–40Amaro «pulito» e profondo.
Amano molto l'acqua: a 90% vol e oltre se ne estrae poco.
Tannini e polifenoli
quercia, rabarbaro, tè
40–7040–60Massima resa ed estrazione rapida senza degradazione.
Oltre i 60 °C si ossidano e diventano duri.
Antociani
petali, frutti rossi, ibisco
30–5015–25Colore brillante e stabile.
Meglio un liquido leggermente acidulato; calore e ambiente neutro li fanno virare al marrone.
Zuccheri, mucillagini e polisaccaridi
radici, malva, altea
0–2560–90Corpo e morbidezza.
A grado alcolico alto precipitano e intorbidano.
Clorofilla (da evitare)
parti verdi
70–96oltre 20Verde e amaro vegetale.
Queste sono le condizioni che la fanno passare, da evitare. Si limita con il freddo, tempi brevi o un grado alcolico più basso.

Come usarla. La tabella ragiona per singola famiglia di molecole, e alcune condizioni sono estreme: −20 °C significa macerare nel congelatore, 60–90 °C significa un'infusione a caldo che con l'alcol non si fa in casa, perché l'alcol evapora ed è infiammabile. Il gin, invece, chiede a ogni botanica un aroma completo ed equilibrato, non una sola frazione. Per questo il grado alcolico consigliato nella scheda di ogni botanica è spesso più basso dei valori della tabella (per esempio 65–75% vol per le scorze di agrumi e 55–65% per il ginepro, non 90–96%) e la macerazione resta tra 15 e 35 °C. Quando i numeri sembrano in conflitto, per preparare un gin valgono quelli delle schede. La tabella serve a capire perché una botanica cambia carattere quando si cambia grado alcolico o temperatura, e a decidere in che direzione spostarsi quando un infuso è troppo amaro, troppo verde o troppo debole.

  • Il grado alcolico indicato è quello reale a contatto con la pianta: le erbe fresche cedono la loro acqua e possono abbassarlo anche di 10–20 punti quando sono tante rispetto all'alcol.
  • I valori sono intervalli orientativi da tarare con prove: la stessa famiglia di molecole si comporta in modo diverso secondo la parte di pianta (buccia secca, radice dura, foglia fresca).
  • La riga in rosso non è un obiettivo: indica le condizioni da evitare.

Le molecole estratte e cosa rovina il gusto

Terpeni, oli essenziali, resine e cere

Terpeni e oli essenziali (limonene degli agrumi, pinene del ginepro, linalolo del coriandolo): molecole apolari che si sciolgono bene in alcol medio-alto, poco in acqua. Sono l'aroma buono; alla diluizione possono precipitare e dare torbidità (effetto louche). Resine e cere: richiedono un grado alcolico alto e, in eccesso, danno note di trementina, ruvidità e velature.

Clorofilla e pigmenti

La clorofilla è lipofila: si estrae bene a grado alcolico alto e dà colore verde e note di erba tagliata o fieno. Per questo sulle foglie conviene una gradazione media, poche ore e il buio. Gli antociani (ibisco, frutti rossi) e le crocine dello zafferano sono idrosolubili e colorano anche a grado alcolico basso; la curcumina della curcuma, invece, è lipofila come la clorofilla e passa di più a grado alcolico alto.

Tannini, zuccheri, acidi e sali

Sostanze polari che passano con l'acqua della miscela, soprattutto sotto il 45–50%. I tannini (cortecce, foglie, semi, bucce) danno astringenza e secchezza; zuccheri e acidi danno sapore ma anche torbidità e fermentazioni se presenti in eccesso.

Amari e altre sostanze che danneggiano il gusto
  • Albedo degli agrumi (parte bianca): amaro netto, dalla naringina e dalla limonina. Si usa solo il flavedo.
  • Principi amari di genziana, artemisia, abrotano, carciofo, cardo: potenti, bastano tempi brevi.
  • Tujone (artemisia, abrotano, salvia): dose minima ed evitare l'uso prolungato.
  • Eugenolo e piperina (chiodo di garofano, pepe): in poco tempo diventano dominanti o ruvidi.
  • Ossidazione: colore bruno e note di cartone; bottiglie piene, chiuse, al buio.

Regola: un solvente troppo forte trascina cere, resine e amari; uno troppo debole lascia gli oli e porta tannini. Ogni botanica ha la sua gradazione e la sua soglia nelle schede.

Dopo la diluizione: torbidità, corpo e colore

Dopo la diluizione: torbidità (effetto louche) e corpo del gin

Gli estratti singoli sono a grado alcolico alto, di solito tra 55 e 75% vol, e lì gli oli essenziali sono sciolti. Quando li unisci e aggiungi acqua per scendere al grado alcolico del gin finito (di solito tra 40 e 47% vol), molte di quelle molecole, che sono idrofobe (non amano l'acqua), non restano più in soluzione. Si separano in goccioline microscopiche: è una micro-emulsione, e si vede come velatura bianca o lattiginosa. Si chiama effetto louche (o effetto ouzo, dal pastis e dall'ouzo che si intorbidano con l'acqua).

  • Chi la provoca. Il limonene delle scorze (cedro, limone, bergamotto), l'anetolo di anice, stella di anice e finocchio, il pinene del ginepro e in generale le spezie e i semi ricchi di olio. I semi oleosi (mandorla, sesamo, cocco) lasciano anche un velo grasso.
  • Quando compare. Soprattutto scendendo di gradazione (con ghiaccio, tonica, nel cocktail) e quando il gin si raffredda: a freddo gli oli sono meno solubili e compare la velatura, detta chill haze.
  • Corpo e sensazione in bocca. La quantità di oli che resta in soluzione stabile decide come agisce quella botanica: come un profumo leggero e netto, se gli oli sono pochi, oppure come una sensazione più piena, densa e oleosa sul palato (il mouthfeel), se ne restano molti. È una scelta di stile: togliere gli oli rende il gin limpido e pulito ma un po' più magro, lasciarli lo rende più ricco ma meno stabile al freddo e con il ghiaccio.
  • Prova rapida. Preleva un campione del gin finito, diluiscilo 1:1 con acqua fredda e guarda se si intorbida: più si vela, più olio hai in soluzione. Mettilo anche 24 ore nel freezer: se si velava, serve la filtrazione a freddo.
Come intervenire su torbidità e colore

Sequenza consigliata dall'infuso alla bottiglia:

  1. Prima di mescolare. Filtra ogni estratto con tela di cotone, mussola o filtro da caffè, per togliere le particelle. Scorze senza parte bianca e radici a pezzetti, non in polvere, aiutano già a monte.
  2. Diluisci piano. Unisci gli estratti, poi aggiungi l'acqua in 3–4 passaggi mescolando, non tutta in una volta: così l'olio si separa in modo più uniforme e la miscela si controlla meglio. Usa acqua distillata o demineralizzata: i sali dell'acqua dura possono dare precipitati.
  3. Riposa a freddo. Lascia la miscela da 24 a 72 ore in frigorifero o in freezer (al grado alcolico del gin non congela in un freezer domestico). Gli oli in eccesso si separano come velo, fiocchi o goccioline. Più freddo è, più ne separi, ma la filtrazione è più lenta.
  4. Filtra ancora freddo. La filtrazione deve avvenire alla temperatura più bassa a cui il gin verrà tenuto o servito, altrimenti la velatura ricompare. Raffredda prima anche imbuto e beuta, copri e lavora in fretta: la condensa porta acqua. Le tecniche sono nella scheda successiva.
  5. Riposo finale e imbottigliamento. Qualche giorno a riposo, poi bottiglie piene, ben chiuse, al buio e al fresco.

Se vuoi lasciare più corpo: salta la filtrazione fine, lascia riposare a freddo 24–48 ore e travasa con un sifone solo la parte limpida, senza smuovere il deposito. Togli il grosso degli oli ma mantieni più aroma.

Il colore. Viene soprattutto da clorofilla (verde, erbe e foglie), carotenoidi e curcuma (giallo), antociani (rosso-viola: ibisco, frutti rossi), tannini e ossidazione (bruno), vaniglia, cacao, caffè, liquirizia, cannella e tonka (ambra). Per limitarlo:

  • riduci il tempo di macerazione e la gradazione delle erbe verdi (vedi l'estrazione consigliata per ogni botanica);
  • tieni gli estratti al buio: la luce degrada la clorofilla e vira il colore verso il bruno;
  • evita l'ossidazione: bottiglie piene, chiuse, al fresco;
  • la filtrazione toglie le particelle ma non i pigmenti sciolti. Per quelli si può provare il carbone attivo alimentare: schiarisce e toglie note vegetali, ma assorbe anche aroma. Prova su un campione, poche ore di contatto, poi filtra fine;
  • un lieve colore naturale (curcuma, ibisco, liquirizia) è normale: dipende dalle botaniche scelte.

Filtrazione e apparecchiature

Filtrazione a freddo: Büchner sotto vuoto e alternative

Büchner sotto vuoto (il metodo più rapido e fine per volumi piccoli e medi).

  1. Attrezzatura: imbuto Büchner, beuta da vuoto (con tubuladura laterale, a pareti spesse), guarnizione conica di gomma, tubo da vuoto, pompa. Una pompa a membrana o un aspiratore ad acqua vanno bene; per piccoli volumi anche una pompa manuale.
  2. Carta: filtro di carta da laboratorio, tagliato in modo che copra i fori senza salire sulle pareti. Parti con una carta media (circa 8–11 µm) per togliere il grosso, poi una fine (circa 2–3 µm) per la limpidezza. Bagnala con un poco di alcol alla stessa gradazione per farla aderire.
  3. Coadiuvante (facoltativo): per non intasare la carta, forma sul filtro uno strato di 3–5 mm di cellulosa in polvere o terra di diatomee, sospesa in poco alcol e fatta depositare con il vuoto. Poi filtra il gin. Le polveri secche non vanno respirate: usa mascherina e lavora in modo da non sollevarle.
  4. Vuoto moderato: aumentalo piano. Con il vuoto spinto l'alcol bolle a temperatura ambiente e perdi aromi. Se vedi bollicine nel liquido, riduci. Versa in modo che il livello resti sopra la carta, senza farla asciugare del tutto.
  5. Prima ripassata: i primi 20–50 ml escono ancora velati. Rimettili nell'imbuto e filtra di nuovo finché esce limpido.

Sicurezza. L'alcol è infiammabile: lavora in ambiente ventilato, senza fiamme o scintille e senza far passare i vapori in una pompa non adatta ai solventi. Usa solo vetreria da vuoto integra, senza crepe, e occhiali di protezione.

Alternative:

  • Per gravità con filtri da caffè o carta a pieghe in un imbuto: lenta, ma semplice e senza pompa. Va bene per volumi piccoli, da fare al freddo e coperta.
  • Siringa con filtro a membrana (nylon, 0,45 µm): per i campioni di prova e le quantità minime.
  • Filtro a cartuccia o a piastre con pompa (1–5 µm): per volumi grandi, rende bene ma costa di più.
  • Sifone dopo il freddo: senza filtrare, travasa il limpido. Poco fine, ma conserva più corpo.

Più filtri fini usi, più il gin è limpido e stabile, ma si perde qualcosa di aroma e di corpo. Fermati al livello che ti piace in assaggio.

Metodi di filtrazione
  • Setaccio, tela di cotone, mussola: tolgono i pezzi grossi. Si usano sempre prima di mescolare gli estratti.
  • Filtro da caffè o carta a pieghe, per gravità: lento ma semplice, per piccoli volumi.
  • Büchner sotto vuoto: filtrazione fine e rapida con carta da laboratorio (8–11 µm, poi 2–3 µm).
  • Coadiuvanti (cellulosa, terra di diatomee): strato filtrante che evita di intasare la carta; non respirare le polveri secche.
  • Siringa con filtro a membrana (0,45 µm): per i campioni di prova.
  • Cartucce o filtri a piastre con pompa: per volumi grandi.
  • Filtrazione a freddo: dopo 24–72 ore in frigo o freezer, ancora freddo, per togliere gli oli che si separano. Il gin non deve intorbidarsi alla temperatura di servizio.
  • Carbone attivo alimentare: schiarisce e toglie note vegetali ma assorbe anche aroma; si prova su un campione.
  • Sifone / travaso: togli il limpido dal deposito, senza filtrare, per conservare più corpo.
Apparecchiature
  • Bilancia da 0,01 g per le botaniche e per pesare alcol e acqua (più precisa dei ml).
  • Cilindri o becher graduati, barattoli di vetro scuro con chiusura ermetica, bottiglie scure.
  • Termometro e un luogo buio a temperatura stabile.
  • Alcolometro (densimetro): misura il grado solo su miscele di alcol e acqua, con zuccheri o estratti dà errori.
  • Mortaio o macina per semi e spezie; coltello o pelapatate per il solo flavedo.
  • Imbuto Büchner, beuta da vuoto, pompa (a membrana o ad acqua), tubi e guarnizioni. Alcol infiammabile: ambiente ventilato, niente fiamme, vetreria da vuoto integra.

I ruoli delle botaniche nella ricetta

Da cosa dipende il ruolo di una botanica

Il ruolo non è una proprietà fissa della botanica: dipende da quello che la botanica fa dentro una ricetta. La Libreria indica la sua tendenza naturale, lo stile decide il ruolo. Contano quattro cose:

  • Volatilità del suo aroma. Le note che si sentono per prime e svaniscono prima (agrumi, coriandolo, erbe tenere) fanno Freschezza. Quelle che si aprono a metà sorso (mirto, lentisco, cardamomo, fiori) fanno Cuore. Quelle pesanti e persistenti (ginepro, angelica, iris) reggono il fondo e fanno Base.
  • Potenza e dose. Una botanica molto potente si usa in tracce: se è rara o fuori dal comune diventa Firma, se serve solo a chiudere il sorso diventa Rifinitura. Una botanica di potenza media, in dose piena, può reggere il Cuore.
  • Cosa deve fare lo stile. La botanica che definisce l'identità dello stile (il finocchio di mare nel Marino, il bergamotto nell'Agrumato, la lavanda nel Floreale) prende il ruolo di Identità.
  • Cosa c'è già nella ricetta. Il ruolo serve a completare il profilo: se mancano note di testa, una botanica fresca fa Freschezza; se le ha già, la stessa botanica può passare ad altro.

Per questo la stessa botanica cambia ruolo da uno stile all'altro. Il bergamotto è Freschezza nel Mediterraneo e nel Floreale, ma Identità nell'Agrumato. L'iris è Base nel Floreale, dove fissa gli altri aromi, ma Identità in tracce nel Secco. Il rosmarino è Cuore nell'Erbaceo e Rifinitura nel Mediterraneo. Il cardamomo verde è Cuore nel Secco e Rifinitura nell'Agrumato.

Nel campo Funzione operativa di ogni scheda trovi dove la botanica rende meglio: è un punto di partenza, non un obbligo.

Base

È il fondo del gin: la botanica che regge tutte le altre e dà identità di gin. Comprende il ginepro (obbligatorio, aroma prevalente: note balsamiche, resinose, pungenti) e i leganti o fissativi come angelica, iris e liquirizia, che trattengono gli aromi volatili e danno tenuta e rotondità al finale. Peso nella ricetta: 100%.

Esempi: bacche di ginepro, angelica, iris, liquirizia.

Domanda guida: se la tolgo, questo gin perde la sua identità o smette di stare in piedi?

Freschezza

Una botanica porta freschezza quando alleggerisce la percezione dell'alcol, pulisce il palato e stimola i lati della lingua con note pungenti, balsamiche o agrumate. Nel gin compound l'effetto è più marcato che nel distillato, perché l'infusione a freddo conserva intatte molecole termosensibili che col calore cambierebbero profilo. Ha tre sfumature:

  • Agrumata (citrica). Scorze di limone, arancia amara, pompelmo, bergamotto, lime, lemongrass. Gli oli essenziali (limonene) tagliano la morbidezza e il calore dell'alcol e danno una sferzata acida e verticale che rende il gin dissetante.
  • Balsamica / resinosa. Ginepro (che è Base ma porta anche questa freschezza), cardamomo, aghi di pino, menta, eucalipto. Danno una sensazione di «aria fredda» in bocca, simile al mentolo; il cardamomo regala un colpo esotico e molto volatile già al primo naso.
  • Erbacea / verde. Coriandolo (ponte fra agrumato ed erbaceo), basilico, rosmarino, timo, tè verde. Ricordano erba tagliata o rugiada e danno orizzontalità e profondità, agganciandosi alle note terrose di angelica e iris per evitare un gin cupo, pesante o fangoso.

Peso nella ricetta: 100%. Alcune botaniche citate non sono ancora nella libreria.

Domanda guida: se la tolgo, il gin diventa più pesante o meno dissetante in apertura?

Identità

È la botanica che dà carattere allo stile e, quando è legata a un luogo, al territorio: quella che si riconosce subito dopo il ginepro. Cambiando l'identità cambia il tipo di gin, non solo il suo profilo. Peso: 80%.

Esempi: finocchio di mare (Marino), bergamotto (Agrumato), lavanda (Floreale), zenzero, iris in tracce (Secco).

Domanda guida: cambiando questa botanica, cambia il tipo di gin che sto facendo?

Cuore

È il corpo centrale del profilo: le note di mezzo, che si aprono dopo la testa e danno rotondità e continuità fra la freschezza iniziale e il fondo. Peso: 70%.

Esempi: mirto, lentisco, cedro, cardamomo verde (nel Secco), rosmarino o salvia (Erbaceo), sambuco.

Domanda guida: è una delle note che raccontano davvero che gin è, o il gin diventa più vuoto senza di lei?

Firma

È la botanica fuori dal comune che rende il gin riconoscibile e diverso dagli altri. Una sola, in dose misurata: si nota senza coprire il resto; più firme si coprono a vicenda. Facoltativa. Peso: 30%.

Esempi: elicriso, grani del paradiso, kumquat, rosa.

Domanda guida: la sua presenza si nota soprattutto quando manca?

Rifinitura

È il tocco finale, in dose minima («tracce»), che chiude il sorso e rifinisce la coda del gusto. Facoltativa. Peso: 15%.

Esempi: timo o rosmarino in tracce, alloro, cannella, cardamomo, mandorla.

Il ruolo non è fisso: la stessa botanica cambia ruolo da uno stile all'altro (bergamotto: Freschezza nel Mediterraneo, Identità nell'Agrumato).

Domanda guida: se la tolgo, il finale perde la sua coda o la sua memoria aromatica?

Il ginepro deve superare il 50% in peso?

Il ginepro deve superare il 50%? No: il 50% non è una regola. La normativa europea sul gin chiede che il sapore di ginepro sia predominante, senza indicare nessuna percentuale in peso: il criterio è sensoriale. Il peso dice poco su cosa si sente, perché una botanica potente (cedro, chiodo di garofano) pesa pochissimo ma si fa notare molto. Per questo molti gin moderni hanno una quota di ginepro ben sotto il 50% e restano riconoscibili come gin. Nel Builder la quota di ginepro sul totale è verde da 45% in su, arancio tra 30% e 44%, rossa sotto il 30%: sono soglie pratiche di lavoro, non di legge. Se all'assaggio il ginepro è la prima nota riconoscibile, la miscela è a posto; se è coperto, alza il ginepro o riduci le botaniche potenti. Se il gin è destinato alla vendita, verifica la definizione legale e l'etichetta con le autorità competenti.

La percezione: sigle e domande

🔬 Nella pagina «Matrice dei sentori»: che cosa vogliono dire le sigle (TRP, TAS2R, OTOP1, ENaC, KCNK e le altre) e le domande del curioso (perché la menta è fredda, perché il gin scalda, la mappa della lingua…).

Glossario A–Z

Glossario A–Z
Albedo
parte bianca sotto la scorza degli agrumi, amara; da evitare.
Alcaloidi
molecole vegetali che contengono azoto, spesso amare e attive sull'organismo: il chinino della china, la caffeina, la piperina del pepe.
Alcol di partenza
l'alcol alimentare da cui si parte (96% vol qui), poi diluito con acqua.
Aldeidi
molecole con un gruppo –CHO, spesso molto odorose: il citrale del limone, la cinnamaldeide della cannella, il decanale del coriandolo fresco. Si ossidano facilmente: per questo gli infusi di agrumi invecchiano in fretta.
Anetolo
la molecola dell'anice (anice verde, stellato, finocchio). Poco solubile in acqua: è la principale responsabile dell'effetto louche, come nell'ouzo e nel pastis.
Antociani
pigmenti rossi, viola e blu di ibisco, mirtillo, ribes, mora. Si sciolgono in acqua e cambiano colore con il pH: rossi in ambiente acido, verso il blu in ambiente meno acido.
Astringenza
la sensazione di bocca che si asciuga e diventa ruvida. Non è un gusto ma un fatto tattile: tannini e altri polifenoli si legano alle proteine lubrificanti della saliva e le fanno precipitare.
Base neutra
alcol e acqua alla gradazione di lavoro, senza botaniche.
Botanica
qualsiasi parte vegetale usata per aromatizzare.
Bottone gustativo
un gruppo di 50–100 cellule a forma di bocciolo, dentro le papille, che contiene le cellule del gusto. Ogni bottone sente tutti e cinque i gusti.
Canale ionico
una proteina a forma di poro nella membrana di una cellula: quando una molecola o una temperatura la fa aprire, gli ioni passano e parte un segnale nervoso. Sono canali quelli dell'acido, del salato, del caldo e del freddo.
Canfora
molecola balsamica e fresca di rosmarino, salvia, lavanda e alloro. In dose alta sa di medicinale.
Capsaicina
la molecola che fa bruciare il peperoncino: attiva il canale TRPV1, lo stesso del calore. Contiene un gruppo «vanillile» come la vanillina, da cui il nome dei recettori «vanilloidi».
Chill haze
velatura che compare quando il gin si raffredda.
Cineolo (eucaliptolo)
molecola fresca e balsamica di eucalipto, rosmarino, cardamomo, alloro. Attiva il canale del freddo TRPM8: per questo rinfresca.
Cinetica del primo ordine
un modello in cui la velocità di un processo è proporzionale a quanto resta da fare. Nella macerazione: all'inizio le molecole passano in fretta, poi sempre più lentamente, fino a fermarsi vicino alla saturazione.
Cinnamaldeide
l'aldeide della cannella e della cassia: dolce, calda, pungente. Attiva il canale TRPA1.
Citrale
miscela di due aldeidi (geraniale e nerale) dal profumo di limone, abbondante in verbena odorosa, citronella e melissa. Molto sensibile alla luce e all'ossigeno.
Compound gin
gin ottenuto aromatizzando l'alcol con estratti e infusi, senza distillare le botaniche.
Contrazione di volume
l'alcol mescolato con acqua occupa meno della somma dei volumi.
Cumarina
molecola dal profumo di fieno, mandorla e vaniglia, presente in fave di tonka, foglie di ciliegio e cassia. In dosi alte è dannosa per il fegato: la normativa europea ne vieta l'aggiunta allo stato puro e ne limita il contenuto negli alimenti.
Distillazione
separare le sostanze facendole evaporare e poi ricondensare. Il gin distillato ridistilla l'alcol con le botaniche; il gin compound non distilla, macera e miscela.
Dose di riferimento
grammi di botanica per 100 ml di infuso dati dalla libreria.
Effetto louche
intorbidamento per oli che si separano quando si diluisce l'alcol.
Enantiomeri
molecole fatte degli stessi atomi ma l'una immagine speculare dell'altra, come la mano destra e la sinistra. Possono avere odori diversi: un carvone sa di menta, il suo «gemello» di carvi.
Esteri
molecole che nascono da un acido e un alcol; danno spesso odori fruttati e floreali, come l'acetato di linalile del bergamotto e della lavanda.
Estratto / infuso
liquido aromatico ottenuto dalla macerazione di una botanica.
Eugenolo
la molecola del chiodo di garofano, presente anche in alloro, cannella e basilico. È un fenolo: calda, speziata, un po' medicinale.
Fenoli
molecole con un anello aromatico e un gruppo –OH: odori speziati, medicinali o affumicati (eugenolo, timolo, carvacrolo). Molti sono antiossidanti.
Flavedo
parte colorata della scorza, ricca di oli essenziali.
Flavonoidi
polifenoli gialli o incolori di agrumi, tè, camomilla. Danno colore e a volte un amaro leggero, come la naringina del pompelmo.
Ftalidi
molecole di sedano e levistico che danno una nota «brodosa» e rinforzano la sensazione di sapidità.
Gestalt (chiusura)
la psicologia della forma: il cervello tende a vedere figure intere anche dove ci sono solo pezzi. Per la «chiusura», punti uniti da un contorno diventano un'unica figura.
Gingeroli
le molecole pungenti dello zenzero fresco. Essiccando o scaldando diventano shogaoli, ancora più piccanti. Attivano TRPV1.
Glicirrizina
la sostanza dolce della liquirizia, decine di volte più dolce dello zucchero. La sua dolcezza arriva tardi e dura a lungo.
Glicosidi
molecole legate a uno zucchero, spesso inodori finché lo zucchero non si stacca. L'amigdalina della mandorla amara, staccandosi, libera la benzaldeide che dà il suo profumo.
Glutammato
la forma dell'acido glutammico, un amminoacido, che dà il gusto umami. Non è volatile e si scioglie bene in acqua, poco quando il grado alcolico è alto.
Gradazione (% vol)
percentuale di alcol in volume.
Idrofilo / idrofobo (lipofilo)
che si scioglie in acqua, oppure in alcol e grassi.
Isotiocianati
molecole pungenti di senape, rafano, wasabi e cappero. Si formano quando la pianta viene tagliata o masticata e un enzima libera i glucosinolati. Attivano TRPA1.
Lattoni
esteri chiusi ad anello, con odori di pesca, cocco, crema e latte (γ-decalattone, γ-nonalattone). Anche la cumarina è un lattone.
Legante / fissativo
botanica che trattiene gli aromi volatili e allunga il finale.
Limonene
il terpene più abbondante nell'olio delle scorze di agrumi: fresco, di arancia. Volatile e ossidabile: è la prima nota a svanire.
Linalolo
terpene floreale e morbido, protagonista dei semi di coriandolo, della lavanda e del bergamotto.
Macerazione
contatto della botanica con il solvente per estrarne le sostanze.
Meccanorecettori
terminazioni nervose che sentono il tatto: pressione, attrito, vibrazione. In bocca leggono astringenza, corpo e il formicolio del pepe di Sichuan.
Memoria di lavoro
la memoria a breve termine che tiene a mente le cose mentre ci si ragiona. Regge circa quattro elementi alla volta.
Mentolo
la molecola della menta piperita: attiva il canale del freddo TRPM8 e dà freschezza anche a temperatura ambiente.
Micro-emulsione
oli dispersi in goccioline finissime: il velo bianco della torbidità.
Monoterpeni e sesquiterpeni
terpeni a 10 e a 15 atomi di carbonio. I monoterpeni (limonene, pinene, linalolo) sono leggeri e volatili: le note di testa. I sesquiterpeni (cariofillene del pepe, bisabololo della camomilla, zingiberene dello zenzero) sono più pesanti e durano: cuore e fondo.
Mouthfeel
sensazione in bocca: densità, oleosità, rotondità.
Mucillagini
zuccheri complessi che in acqua formano un gel viscoso (malva, altea, semi di lino). Danno corpo, ma passano poco quando il grado alcolico è alto.
Note di testa, cuore e fondo
l'ordine in cui si percepiscono gli aromi: prima i volatili, poi i medi, infine i persistenti.
Nucleotidi
molecole come l'inosinato (carne, pesce) e il guanilato (funghi secchi) che moltiplicano l'umami del glutammato: insieme fanno molto più della somma.
Ossidazione
reazione con l'ossigeno dell'aria, accelerata da luce e calore. Rovina terpeni e aldeidi: gli agrumi perdono freschezza e prendono odore di vernice. Per questo gli infusi si tengono al buio e in bottiglie piene.
Papille gustative
le piccole sporgenze della lingua (fungiformi, foliate, circumvallate) che contengono i bottoni gustativi.
Persistenza
quanto a lungo l'aroma resta in bocca dopo il sorso.
pH
la misura dell'acidità, da 0 a 14: 7 è neutro, sotto è acido. Il succo di limone è intorno a 2, l'acqua potabile intorno a 7.
Pinene
il terpene resinoso del pino e del ginepro (alfa-pinene e beta-pinene): la spina dorsale aromatica del gin.
Piperina
la molecola pungente del pepe nero: attiva i canali TRPV1 e TRPA1, quelli del bruciore.
Polarità
quanto una molecola ha cariche elettriche separate. Le molecole polari (zuccheri, acidi, tannini) si sciolgono in acqua; quelle apolari (oli essenziali, cere) in alcol e grassi. L'etanolo sta a metà: per questo la gradazione decide che cosa si estrae.
Polifenoli
famiglia di molecole con più gruppi fenolici: tannini, flavonoidi, antociani. Danno colore, astringenza e protezione dall'ossidazione.
Potenza
forza aromatica di una botanica: più è alta, meno se ne usa.
Recettore
una proteina che riconosce una molecola precisa, come una serratura con la sua chiave, e avvia un segnale nella cellula. Dolce, amaro, umami e odori passano da recettori.
Saturazione
il punto in cui un solvente non riesce più a sciogliere una sostanza: oltre, la macerazione non estrae più nulla di quella molecola.
Soglia olfattiva
la concentrazione più bassa alla quale una molecola si sente. Cambia moltissimo da molecola a molecola e da persona a persona: alcune si sentono in tracce infinitesimali, altre solo in quantità.
Solvente
il liquido che scioglie le sostanze. Nella macerazione è la miscela di alcol e acqua, che con la sua gradazione sceglie che cosa estrarre.
Tannini
polifenoli che si legano alle proteine e danno astringenza: la bocca si asciuga e diventa ruvida. Abbondano in scorze, tè, foglie e cortecce; passano soprattutto con l'acqua della miscela.
Terpeni
la grande famiglia di molecole aromatiche degli oli essenziali (limonene, pinene, linalolo). Sono apolari: si sciolgono bene in alcol, poco in acqua.
Timolo e carvacrolo
i fenoli di timo, origano e santoreggia: caldi, speziati, un po' medicinali. Attivano i canali TRPV3 e TRPA1.
Tracce
dose ridotta (circa il 15%) per le botaniche di rifinitura.
Tujone
composto di artemisia, abrotano e salvia, da dosare con cautela.
Umami
il quinto gusto, il «saporito»: lo individuò il chimico giapponese Kikunae Ikeda nel 1908 nel brodo di alga kombu. Lo danno glutammato e nucleotidi, letti dal recettore T1R1 + T1R3.
Vanillina
l'aldeide della vaniglia: dolce, cremosa. Il cervello la associa al dolce anche se non tocca i recettori del gusto.
Volatilità
la tendenza di una molecola a evaporare. Solo le molecole volatili arrivano al naso: quelle leggere evaporano subito (note di testa), quelle pesanti lentamente (note di fondo).

Analisi sensoriale

Come assaggiare in modo sistematico, prima la singola infusione e poi il gin finito, e come assegnare a ogni botanica uno dei sei ruoli già usati in Nozioni tecniche e nel Builder — stessa definizione, stessa domanda guida, stesso peso nella dose.

Procedura generale di assaggio

Preparazione del campione. Non assaggiare l'infuso puro alla gradazione di estrazione: l'alcol copre parte delle caratteristiche aromatiche. Versa circa 10 ml di infuso puro in un bicchiere da degustazione.

A. Esame visivo. Limpido o opalescente; colore e intensità del colore; eventuali particelle.

B. Esame olfattivo. Annusa prima a bicchiere fermo, poi dopo una leggerissima rotazione. Annota: intensità aromatica (0–5), qualità dell'aroma, note predominanti, note secondarie, eventuali note sgradevoli. Non dare subito un giudizio buono/non buono: prima si descrive.

Diluizione per l'assaggio gustativo. Prepara una seconda aliquota (5 ml di infusione + 10 ml di acqua neutra: la gradazione scende a un terzo, circa 20% vol. da un infuso a 60°, circa 15% da uno a 45%): a questa gradazione diventano molto più evidenti amarezza, dolcezza, acidità, piccantezza, astringenza, sensazione balsamica, persistenza ed eventuali difetti.

Il test dei tre assaggi. Per ogni infuso conviene fare tre assaggi della stessa botanica: A puro (cosa contiene l'infuso), B diluito 1:1 (5 ml infuso + 5 ml acqua, metà del grado: da 60° a circa 30°; comportamento a gradazione intermedia), C diluito 1:2 (5 ml infuso + 10 ml acqua, un terzo del grado: da 60° a circa 20°; gusto e difetti, molto evidenti). Il passaggio intermedio B serve proprio a non saltare di colpo dal puro al 20°: si sente in quale momento compaiono amaro, astringenza o note medicinali. Una botanica può essere piacevole a 43–47% e diventare eccessivamente amara, aspra o medicinale quando viene diluita: è esattamente l'informazione che serve per passare dalla singola infusione alla formulazione del gin.

Persistenza retronasale. Dopo l'assaggio, attendi 2–3 minuti senza mangiare né bere, poi valuta: durata (breve / media / lunga), cosa rimane, se il finale migliora o peggiora, eventuale comparsa di note amare, legnose, medicinali o astringenti. Una botanica con un profumo straordinario all'inizio ma un finale amaro o medicinale non va necessariamente eliminata: può bastare ridurne molto la dose.

I sei ruoli durante l'assaggio (promemoria)

Definizioni complete in Nozioni e vocabolario: qui solo la domanda guida da porsi all'assaggio e il peso da usare nel compound.

RuoloDomanda guidaPeso
BaseSe la tolgo, questo gin perde la sua identità o smette di stare in piedi?100%
FreschezzaSe la tolgo, il gin diventa più pesante o meno dissetante in apertura?100%
IdentitàCambiando questa botanica, cambia il tipo di gin che sto facendo?80%
CuoreÈ una delle note che raccontano davvero che gin è, o il gin diventa più vuoto senza di lei?70%
FirmaLa sua presenza si nota soprattutto quando manca?30%
RifinituraSe la tolgo, il finale perde la sua coda o la sua memoria aromatica?15% (tracce)

La domanda guida serve a scegliere il ruolo, non è legata al peso: una volta scelto il ruolo, la dose finale è la dose di riferimento della Libreria moltiplicata per il peso di quel ruolo. Il ruolo non è fisso: la stessa botanica può avere un ruolo primario e uno secondario, e può cambiare ruolo cambiando dose.

Schede di assaggio da stampare

Tre schede separate, pensate per essere stampate una alla volta e compilate a mano al banco di assaggio.

Scheda A — Infusione di singola botanica (puro)

Scheda di assaggio — Infusione di singola botanica (puro)

1. Esame olfattivo

Parametro012345
Intensità aromatica☐☐☐☐☐☐
Complessità☐☐☐☐☐☐
Agrumata☐☐☐☐☐☐
Erbacea☐☐☐☐☐☐
Speziata☐☐☐☐☐☐
Floreale☐☐☐☐☐☐
Terrosa☐☐☐☐☐☐
Resinosa☐☐☐☐☐☐
Balsamica☐☐☐☐☐☐

Descrizione libera dell'aroma: ___________________________________________

2. Esame gustativo

Parametro012345
Intensità gustativa☐☐☐☐☐☐
Dolcezza☐☐☐☐☐☐
Amarezza☐☐☐☐☐☐
Astringenza☐☐☐☐☐☐
Piccantezza☐☐☐☐☐☐
Freschezza☐☐☐☐☐☐
Balsamicità☐☐☐☐☐☐

Sensazioni gustative / retronasali: ___________________________________________

3. Evoluzione e finale

Persistenza (0–5): ☐ ☐ ☐ ☐ ☐ ☐ — Durata: ☐ immediata ☐ breve ☐ media ☐ lunga ☐ molto lunga

Attacco: _______________ Sviluppo: _______________ Finale: _______________

4. Qualità sensoriale

Pulizia dell'aroma (0–5): ☐ ☐ ☐ ☐ ☐ ☐ — Armonia (0–5): ☐ ☐ ☐ ☐ ☐ ☐

Eventuali note anomale o difetti: ___________________________________________

5. Identità della botanica

Tre caratteristiche che la identificano maggiormente: 1. _______ 2. _______ 3. _______

Nota dominante: _______ — Nota secondaria: _______ — Nota di fondo: _______

6. Funzione nel gin compound

Ruolo primario: ☐ Base ☐ Freschezza ☐ Identità ☐ Cuore ☐ Firma ☐ Rifinitura

Ruolo secondario (se presente): ☐ Base ☐ Freschezza ☐ Identità ☐ Cuore ☐ Firma ☐ Rifinitura

Flag di rischio: ☐ Da utilizzare con cautela ☐ Non adatta alla miscela

Potenziale di utilizzo (0–5): ☐ ☐ ☐ ☐ ☐ ☐

Dose indicativa da sperimentare nel compound: _____ g/L — Dose massima da non superare: _____ g/L

Possibili sinergie con altre botaniche: ___________________________________________

Possibili sovrapposizioni / ridondanze: ___________________________________________

7. Valutazione finale

Profilo complessivo della botanica: ___________________________________________

La utilizzerei nel mio gin? ☐ Sì ☐ Sì, ma in piccola quantità ☐ Da verificare in miscela ☐ Probabilmente no ☐ No

Motivazione tecnica: ___________________________________________

Botanica in una frase: ___________________________________________

Firma assaggiatore: ________________________

Scheda B — Infusione diluita (valutazione per gin compound)

Scheda di assaggio — Infusione diluita (valutazione per gin compound)

1. Esame olfattivo

Intensità aromatica (0–5): ☐ ☐ ☐ ☐ ☐ ☐ — Nitidezza dell'aroma (0–5): ☐ ☐ ☐ ☐ ☐ ☐

Famiglia aromatica012345
Agrumata☐☐☐☐☐☐
Erbacea☐☐☐☐☐☐
Speziata☐☐☐☐☐☐
Floreale☐☐☐☐☐☐
Terrosa☐☐☐☐☐☐
Resinosa☐☐☐☐☐☐
Balsamica☐☐☐☐☐☐

Prima impressione al naso: _________________ — Dopo alcuni secondi nel bicchiere: _________________

2. Assaggio

Intensità gustativa (0–5): ☐ ☐ ☐ ☐ ☐ ☐

Sensazione012345
Dolcezza☐☐☐☐☐☐
Amarezza☐☐☐☐☐☐
Astringenza☐☐☐☐☐☐
Piccantezza☐☐☐☐☐☐
Freschezza☐☐☐☐☐☐
Balsamicità☐☐☐☐☐☐

Attacco: _______________ Sviluppo: _______________ Finale: _______________

3. Persistenza

(0–5): ☐ ☐ ☐ ☐ ☐ ☐ — Durata: ☐ molto breve ☐ breve ☐ media ☐ lunga ☐ molto lunga

Quale nota rimane maggiormente? ___________________________________________

4. Effetto della diluizione

Rispetto all'infusione originale — Aroma: ☐ molto diminuito ☐ diminuito ☐ invariato ☐ aumentato ☐ molto aumentato

Nitidezza: ☐ peggiorata ☐ leggermente peggiorata ☐ invariata ☐ migliorata ☐ molto migliorata

Equilibrio: ☐ peggiorato ☐ leggermente peggiorato ☐ invariato ☐ migliorato ☐ molto migliorato

Sono comparse nuove note? _______________ — Sono scomparse o diminuite alcune note? _______________

5. Comportamento tecnico

Riconoscibilità dopo la diluizione (0–5): ☐ ☐ ☐ ☐ ☐ ☐ — Potenziale di caratterizzazione (0–5): ☐ ☐ ☐ ☐ ☐ ☐

Rischio di sovrastare le altre botaniche (0–5): ☐ ☐ ☐ ☐ ☐ ☐ — Rischio di scomparire nella miscela (0–5): ☐ ☐ ☐ ☐ ☐ ☐

6. Indicazione per il compound

Ruolo primario ipotizzato: ☐ Base ☐ Freschezza ☐ Identità ☐ Cuore ☐ Firma ☐ Rifinitura

Ruolo secondario (se presente): ☐ Base ☐ Freschezza ☐ Identità ☐ Cuore ☐ Firma ☐ Rifinitura

Dose da provare nel compound: _____ g/L — Dose minima percepibile stimata: _____ g/L — Dose oltre la quale diventa dominante: _____ g/L

Botaniche con cui potrebbe funzionare bene: ___________________________________________

Botaniche con cui potrebbe entrare in conflitto: ___________________________________________

7. Conclusione

Utilità dell'infusione (0–5): ☐ ☐ ☐ ☐ ☐ ☐

Descrizione in una frase: ___________________________________________

Decisione per la prossima prova: ☐ aumentare la dose ☐ diminuire la dose ☐ mantenere la dose ☐ cambiare gradazione ☐ cambiare tempo di estrazione ☐ provare in miscela ☐ scartare

Scheda C — Valutazione sensoriale del gin compound

Scheda finale — Valutazione sensoriale del gin compound

Composizione

BotanicaQuantità% miscelaRuolo nella formulaRuolo secondario
Ginepro______Base / Freschezza / Identità / Cuore / Firma / Rifinitura___
Coriandolo______Base / Freschezza / Identità / Cuore / Firma / Rifinitura___
Angelica______Base / Freschezza / Identità / Cuore / Firma / Rifinitura___
Finocchio marino______Base / Freschezza / Identità / Cuore / Firma / Rifinitura___
Foglie di cappero______Base / Freschezza / Identità / Cuore / Firma / Rifinitura___
Liquirizia______Base / Freschezza / Identità / Cuore / Firma / Rifinitura___
Cardamomo______Base / Freschezza / Identità / Cuore / Firma / Rifinitura___
Altre______Base / Freschezza / Identità / Cuore / Firma / Rifinitura___

1. Esame visivo

Aspetto: ☐ limpido ☐ leggermente velato ☐ velato ☐ torbido — Colore: ☐ incolore ☐ paglierino ☐ giallo ☐ dorato ☐ altro: _______

Eventuali particelle / sedimenti: _______________ — Prima impressione visiva: _______________

2. Esame olfattivo

Intensità aromatica (0–5): ☐ ☐ ☐ ☐ ☐ ☐ — Complessità (0–5): ☐ ☐ ☐ ☐ ☐ ☐

Famiglia aromatica012345
Agrumata☐☐☐☐☐☐
Erbacea☐☐☐☐☐☐
Speziata☐☐☐☐☐☐
Floreale☐☐☐☐☐☐
Terrosa☐☐☐☐☐☐
Resinosa☐☐☐☐☐☐
Balsamica☐☐☐☐☐☐

Nota dominante: _______ — Nota secondaria: _______ — Nota di fondo: _______

Eventuali note estranee o difetti: ___________________________________________

3. Esame gustativo

Intensità gustativa (0–5): ☐ ☐ ☐ ☐ ☐ ☐

Sensazione012345
Dolcezza☐☐☐☐☐☐
Amarezza☐☐☐☐☐☐
Astringenza☐☐☐☐☐☐
Piccantezza☐☐☐☐☐☐
Freschezza☐☐☐☐☐☐
Balsamicità☐☐☐☐☐☐

Attacco: _______________ Sviluppo: _______________ Finale: _______________

4. Equilibrio della miscela

Armonia (0–5): ☐ ☐ ☐ ☐ ☐ ☐ — Pulizia aromatica (0–5): ☐ ☐ ☐ ☐ ☐ ☐ — Persistenza (0–5): ☐ ☐ ☐ ☐ ☐ ☐ — Equilibrio complessivo (0–5): ☐ ☐ ☐ ☐ ☐ ☐

5. Identità del gin

Riconoscibilità del ginepro (0–5): ☐ ☐ ☐ ☐ ☐ ☐ — Riconoscibilità del carattere mediterraneo (0–5): ☐ ☐ ☐ ☐ ☐ ☐ — Originalità del profilo (0–5): ☐ ☐ ☐ ☐ ☐ ☐

Qual è l'identità che emerge dal gin? ___________________________________________

Tre parole per descriverlo: 1. _______ 2. _______ 3. _______

6. Diagnosi della ricetta

Cosa funziona bene? _____________ — Quale botanica emerge troppo? _____________ — Quale si percepisce troppo poco? _____________

Quale caratteristica manca? _____________ — Quale è eccessiva? _____________

Sovrapposizioni aromatiche: ☐ no ☐ lievi ☐ evidenti — Quali? _____________

Componente che disturba l'equilibrio: ☐ no ☐ sì — Quale? _____________

7. Correzione della formula

Intervento suggerito: ☐ nessuna modifica ☐ aumentare una botanica ☐ diminuire una botanica ☐ eliminare una botanica ☐ aggiungere una botanica ☐ modificare la gradazione dell'infusione ☐ modificare il tempo di estrazione ☐ modificare il rapporto tra le infusioni ☐ modificare il periodo di riposo

Botanica da modificare: _______ — Dose attuale: _______ — Nuova dose da provare: _______ — Motivo della modifica: _______________

8. Giudizio finale del campione

ParametroPunteggio
Intensità aromatica___ / 5
Intensità gustativa___ / 5
Complessità___ / 5
Persistenza___ / 5
Freschezza___ / 5
Armonia___ / 5
Pulizia___ / 5
Identità mediterranea___ / 5

Stato della ricetta: ☐ Prima prova ☐ Da correggere ☐ Quasi definita ☐ Formula stabilizzata ☐ Formula definitiva

Note libere dell'assaggiatore: ___________________________________________

Il gin in una frase: ___________________________________________

Firma: ________________________ — N° revisione ricetta: _______

Ruota degli aromi

Le famiglie aromatiche del gin al centro, i descrittori sul giro esterno. Tocca un settore per vedere quali botaniche dell'app portano quella nota; tocca una botanica per aprirne la scheda.

Come si usa e da dove viene

Dal centro verso l'esterno. Quando annusi, parti dalla famiglia (è agrumato? è floreale?) e solo dopo scendi al descrittore preciso (limone o pompelmo? rosa o violetta?). È il modo in cui lavorano i panel di assaggio: prima la categoria larga, poi la nota fine.

Le botaniche nei settori sono collegate automaticamente ai profili aromatici della pagina Botaniche e infusi. La ruota orienta, non dà verdetti: se all'assaggio senti altro, vale l'assaggio.

I difetti (settore grigio) non sono botaniche ma note sbagliate dell'infuso: per ognuno trovi la causa più probabile e il rimedio.

Rapporto con il radar. Il radar a dieci assi misura quanto; la ruota serve a dire che cosa. Dolce, amaro, acido e salino sono gusti in bocca e stanno sul radar; sulla ruota compaiono solo come note aromatiche (il miele, il salmastro).

Fonte. Ruota originale costruita per questa app sulle famiglie aromatiche comunemente usate per descrivere il gin; non riproduce una ruota pubblicata.

Tutte le famiglie

Gli altri gin

Le botaniche e la gradazione di alcuni gin commerciali fra i più diffusi, come riferimento e confronto con le tue ricette. Le fonti sono le schede tecniche e i siti ufficiali dei produttori: le liste di botaniche sono pubbliche, le proporzioni esatte restano quasi sempre un segreto industriale non dichiarato.

Aprendo un gin trovi il suo diagramma a ragnatela sui dieci assi dell'app, stimato dalle botaniche dichiarate, e puoi sovrapporlo a un altro gin.

Mescola due gin

Scegli due gin e la proporzione: il diagramma mostra i due profili e quello della miscela, cosa cambia rispetto al primo gin, le botaniche in comune, la gradazione risultante e come servirla.

London Dry classici

Tanqueray London Dry Gin — 43,1% vol.

4 botaniche: ginepro, coriandolo, radice di liquirizia, radice di angelica.

La ricetta più essenziale fra i grandi London Dry: profilo secco e dominato dal ginepro, con pochissime botaniche rispetto alla media.

Tanqueray No. Ten — 47,3% vol.

Botaniche: ginepro, coriandolo, radice di liquirizia, oltre ad agrumi freschi interi (pompelmo, lime, arancia, limone) e camomilla fresca, distillati in piccoli lotti nell'alambicco "Tiny Ten".

Variante più ricca e agrumata di Tanqueray, pensata per i cocktail con agrumi; gradazione più alta della versione classica.

Gordon's London Dry Gin — 37,5% vol. (alcune versioni export 40–43%)

Botaniche: ginepro, coriandolo, radice di angelica, radice di liquirizia, scorze di limone e arancia, radice di iris, cassia.

Uno dei London Dry più venduti al mondo; profilo classico, agrumato e speziato in modo discreto.

Beefeater London Dry Gin — 40% vol.

9 botaniche: ginepro, scorza di limone, scorza di arancia di Siviglia, radice di angelica, semi di angelica, radice di iris, semi di coriandolo, mandorla, radice di liquirizia.

Fra i pochi grandi London Dry distillati ancora a Londra; macerazione delle botaniche per 24 ore prima della distillazione.

Bombay Sapphire — 40% vol. (47% la versione "Export Strength")

10 botaniche: ginepro, scorza di limone, radice di liquirizia, radice di angelica, semi di coriandolo, cassia, cubebe, grani del paradiso, radice di iris, mandorla.

Distillazione a vapore (le botaniche non sono immerse nell'alcol ma attraversate dal vapore): fra i pochi produttori ad aver reso pubblica l'intera lista.

Plymouth Gin — 41,2% vol.

7 botaniche: ginepro, semi di coriandolo, cardamomo, radice di angelica, radice di iris, scorza di limone, scorza di arancia.

Stile "Plymouth", più rotondo e meno secco dei London Dry, con radici (angelica, iris) in proporzione maggiore.

Seagram's Extra Dry Gin — 40% vol.

Botaniche dichiarate: ginepro, semi di coriandolo, radice di angelica, cardamomo, cassia, scorza di arancia.

Il gin più venduto negli Stati Uniti; stile secco e morbido, con il ginepro meno aggressivo dei London Dry inglesi.

Larios Dry Gin — 37,5% vol.

Botaniche dichiarate: ginepro selvatico, scorza di limone e di arancia del Mediterraneo.

Il gin spagnolo più diffuso; il produttore cita solo questi tre ingredienti principali, senza la lista completa.

Larios 12 Premium Gin — 40% vol.

12 botaniche: ginepro, semi di coriandolo, radice di angelica, noce moscata, limone, arancia, mandarino, clementina, pompelmo, lime, tangerino e fiore d'arancio, con cinque distillazioni.

Versione premium della casa, quasi interamente costruita sugli agrumi mediterranei: un buon riferimento per lo stile Agrumato.

Gin di stile contemporaneo

Hendrick's Gin — 41,4% vol.

11 botaniche: ginepro, carvi, coriandolo, fiori di sambuco, camomilla, scorza di arancia, scorza di limone, achillea, radice di angelica, cubebe, radice di iris. Dopo la distillazione si aggiungono le essenze di rosa bulgara e di cetriolo, la sua firma.

Il produttore non ha mai reso pubblica la lista completa delle oltre dieci botaniche; rosa e cetriolo restano il tratto distintivo e l'unico elemento sempre citato.

Gin Mare — 42,7% vol.

Botaniche: oliva Arbequina, rosmarino, timo, basilico, ginepro, scorza di arancia amara, lentisco (mastice), camomilla, cardamomo verde.

Gin mediterraneo spagnolo, con oliva ed erbe mediterranee (rosmarino, timo, basilico) al posto delle radici e degli agrumi dolci dei London Dry.

The Botanist Islay Dry Gin — 46% vol.

31 botaniche: 9 botaniche classiche del gin (ginepro, coriandolo, radice di angelica, radice di liquirizia, scorze di limone e arancia, radice di iris, cassia, cardamomo) più 22 botaniche selvatiche raccolte a mano sull'isola di Islay (fra cui erica, trifoglio, menta d'acqua, achillea, timo selvatico).

Fra i gin con il maggior numero di botaniche dichiarate e con la provenienza più localizzata (raccolta manuale sull'isola).

Monkey 47 — 47% vol.

47 botaniche (da cui il nome), fra cui pompelmo, mirtillo rosso, fiori di sambuco, lampone, oltre a ginepro e spezie classiche.

Gin tedesco della Foresta Nera; la lista completa e le proporzioni esatte delle 47 botaniche non sono interamente pubbliche.

Bulldog Gin — 40% vol.

12 botaniche: ginepro, lavanda, mandorla, radice di angelica, cassia, radice di liquirizia, radice di iris, semi di coriandolo, longan ("occhio di dragone"), foglie di loto, semi di papavero, legno di sandalo bianco.

Fra i pochi gin a includere botaniche di origine asiatica (longan, foglie di loto, papavero) insieme alle botaniche classiche europee.

Gin No. 209 — 46% vol.

11 botaniche, 8 dichiarate: ginepro, bergamotto, scorza di limone, scorza di arancia, cardamomo, cassia, semi di coriandolo, radice di angelica. Le altre tre non sono rese pubbliche.

Gin di San Francisco, distillato in alambicco di rame; profilo floreale e agrumato, con il bergamotto in evidenza.

Yerburgh's Jam Jar Gin, Botanical No. 1 — 43% vol.

Botaniche: la lista completa non è pubblica. Il produttore inglese lo presenta come un London Dry dal profilo «lamponi e panna», con la foglia di lampone in evidenza e un finale cremoso.

Nella libreria ci sono i Lamponi, non la foglia; per questo non compare fra i gin da cui partire nel tavolo di lavoro.

Gin giapponesi

Roku Japanese Craft Gin (Suntory) — 43% vol.

14 botaniche. Sei giapponesi, ciascuna raccolta nella sua stagione: fiori e foglie di sakura (ciliegio), scorza di yuzu, tè sencha, tè gyokuro, pepe sansho. Otto classiche: ginepro, semi di coriandolo, radice e semi di angelica, cardamomo, cannella, scorza di arancia amara, scorza di limone.

Ogni botanica giapponese ha la sua scheda in libreria: Fiori di ciliegio, Foglie di ciliegio, Yuzu, Tè verde (sencha), Gyokuro, Pepe sansho; anche i Semi di angelica sono separati dalla radice.

Etsu Japanese Gin (Hokkaido) — 43% vol.

Botaniche: ginepro, yuzu, scorza di arancia amara verde, semi di coriandolo, liquirizia, tè verde gyokuro, radice di angelica, pepe sansho, fiori di ciliegio.

Gin dell'isola di Hokkaido, più agrumato e verde di Roku, con lo yuzu come nota guida.

Ki No Bi Kyoto Dry Gin (The Kyoto Distillery) — 45,7% vol.

11 botaniche, su una base di distillato di riso diluito con acqua di Fushimi: ginepro, iris, pino rosso giapponese (akamatsu), yuzu, limone, tè gyokuro di Uji, zenzero, shiso rosso, foglie di bambù, pepe sansho e kinome (le foglie giovani del sansho).

Le botaniche sono distillate in sei gruppi separati (base, agrumi, tè, spezie, fruttato-floreale, erbe) e poi unite: un esempio di gin costruito per famiglie, come nel Gin Builder. Il pino rosso è reso con gli Aghi di pino; alcune fonti citano al suo posto l'hinoki (cipresso giapponese).

Nikka Coffey Gin (Nikka) — 47% vol.

Botaniche dichiarate: ginepro, quattro agrumi giapponesi (yuzu, kabosu, amanatsu e shikuwasa), mela e pepe sansho; il produttore non pubblica la lista completa.

Distillato in alambicco a colonna Coffey da una base di mais e orzo, con gli agrumi e la mela in primo piano. In alcuni mercati è venduto a 42% vol.

Le proporzioni esatte di ogni botanica usata in ciascuna di queste ricette sono segreti industriali: nessuno dei produttori qui elencati le ha rese pubbliche. È pubblica, quando dichiarata dal produttore, solo la lista delle botaniche e la gradazione in bottiglia.

Come si usa

Il criterio. Due botaniche sono ridondanti quando portano lo stesso principio aromatico (la stessa molecola o la stessa famiglia di molecole): le quantità si sommano e superano la soglia che vuoi dare al gin, come aggiungere saccarosio e poi glucosio a una bevanda, che diventa stucchevole. Se invece i principi sono diversi non si sommano.

Per questo ogni coppia ha tre esiti possibili:

  • Ridondanti — stesso principio: si sommano e saturano. È l'unico caso che genera un avviso.
  • Neutre — principi diversi, nessuna interazione: non serve alcuna nota.
  • Complementari — principi diversi che si bilanciano o si completano. Non è un rischio ma un suggerimento.

Cosa rende due botaniche complementari. Non basta che non si sovrappongano: una deve coprire quello che l'altra lascia scoperto. Succede in due modi: (1) stanno ai poli opposti di un asse, per esempio fresco e caldo, brillante e profondo, volatile e persistente (il limone con lo zenzero o con l'angelica); (2) una sostiene l'altra, come l'angelica, che fissa e allunga le note volatili del limone. È la stessa logica del dolce che si bilancia con l'acido: canali diversi, che non si sommano.

Come si misura la somiglianza. Sul radar a dieci note, per ogni nota si prende la parte in comune (il valore più basso delle due) e l'ingombro totale (il più alto). La somiglianza è la somma delle parti in comune divisa per l'ingombro totale: in pratica quanta parte delle due aree si sovrappone. Esempio: liquirizia e angelica condividono solo lo speziato, 38 %; il dolce della liquirizia bilancia invece l'amaro dell'angelica, quindi sono complementari per gusto pur avendo la stessa funzione di leganti. La soglia oltre cui due botaniche contano come simili si regola con il cursore qui sotto (visibile con gli strumenti avanzati accesi, dal menu): l'app ricalcola subito tabella, schede e Builder.

Sotto il tavolo di lavoro, per ogni botanica scelta trovi:

  • Simili — accanto a ciascuna c'è la percentuale di somiglianza del profilo. In grassetto quelle sopra la soglia: occupano lo stesso spazio aromatico e si sommano. In grigio, con «funzione», quelle che l'app accosta per famiglia o funzione (per esempio le radici leganti) ma che al gusto sono diverse.
  • Sostitutive — se una manca o non è di stagione, queste ne fanno le veci.
  • Complementari — principi diversi che si valorizzano a vicenda.
  • Da non accumulare — la combinazione satura il profilo: scegline una sola.

Regola pratica: se due botaniche compaiono l'una fra le "simili" dell'altra, tienine una e alza la percentuale invece di usarle entrambe a metà dose. Un'eccezione: una botanica molto potente può coprirne una delicata anche con molecole diverse. È mascheramento, non somma, quindi guarda anche la potenza.

Tavolo di lavoro: combina le botaniche
Le botaniche sul tavolo

Simili, sostitutive, complementari e da non accumulare di ciascuna botanica scelta qui sopra. Tocca un nome per aprirlo.

Come si usa

Qui si disegna la struttura della ricetta, prima di toccare l'alcol.

  1. Scegli uno stile fra i pulsanti colorati: ciascuno propone un'intensità target e una serie di ruoli da riempire.
  2. Per ogni ruolo — base, freschezza, identità, cuore, firma, rifinitura — seleziona la botanica che vuoi provare. Il suggerimento accanto al nome del ruolo indica le scelte più comuni.
  3. Controlla i messaggi in fondo. Quelli azzurri ricordano che lo stile stesso prevede più botaniche della stessa famiglia — uno stile Floreale nasce dall'accostamento di più fiori, è il suo carattere. Quelli arancioni segnalano invece un accumulo oltre a quanto previsto, o una coppia a rischio.
  4. Ogni ruolo si può eliminare con la ✕ e se ne possono aggiungere di nuovi: nessuna struttura è obbligatoria.
  5. In Dosi per il tuo gin scrivi quanto gin vuoi ottenere e a che gradazione: per ogni botanica trovi la quota nella miscela, i millilitri di infuso già portato alla gradazione finale da versare, quanto infuso filtrato e quanta acqua servono per ottenerlo, e i grammi di botanica che contiene.
  6. Con Personalizzato definisci tu i ruoli, aggiungendone quanti ne servono.
  7. Quando la struttura ti convince, premi Invia al banco di prova: nasce una scheda con le percentuali di partenza già calcolate.

—

🔬 Approfondisci: da cosa dipende il ruolo di una botanica (in Nozioni tecniche)

0 botaniche selezionate
📏 Dosi per il tuo gin
Come si usa
  • La pagina parte dalla ricetta che hai nel Gin Builder, con le quote degli infusi della tabella Dosi per il tuo gin.
  • Sposta un cursore: quella botanica cambia e le altre si adeguano in proporzione, così il totale resta 100%. Il lucchetto 🔒 tiene ferma una botanica mentre muovi le altre.
  • In alto, in un'unica vista: la striscia delle quote (gli stessi colori dei cursori) e il radar: sapori in bocca e sentori al naso, oppure le sensazioni (pungente, rinfrescante, astringente, corpo, persistenza). La linea tratteggiata è la ricetta di partenza; sotto, le note che salgono e quelle che scendono. Due tasti accendono un radar alla volta: Sapori e sentori oppure Sensazioni in bocca. Su schermo largo compare anche la torta.
  • Accanto a ogni cursore trovi i millilitri di infuso, già portato alla gradazione finale, per il volume di gin scelto; in fondo, quanti infusi filtrati e quanta acqua servono in tutto.

Il radar di gusto e aroma comprende qui anche le botaniche base (ginepro, coriandolo, angelica), perché sono proprio le quote che stai variando. Stime orientative, da verificare all'assaggio.

—
Come si usa

Il banco di lavoro. Qui si parte da infusi già pronti — una botanica per volta, preparata con la dose e il tempo indicati nelle schede Botaniche — e si compone la miscela.

  1. Il calcolatore in alto ti dice quanta acqua aggiungere per portare l'alcol al grado di lavoro.
  2. Apri una scheda e indica per ogni infuso la percentuale sul volume finale. Accanto compaiono i millilitri corrispondenti e i grammi di botanica che finiscono davvero nel bicchiere.
  3. Il riepilogo mostra il totale degli infusi e quanta base neutra serve per arrivare a 100. Il pulsante Bilancia al 100% normalizza le percentuali mantenendo i rapporti fra loro.
  4. Dopo l'assaggio compila la valutazione e, soprattutto, le correzioni per il test successivo.
  5. Duplica come nuova versione crea la v2 conservando la ricetta e azzerando i giudizi: è così che si costruisce una serie confrontabile.

Le schede restano su questo dispositivo: non vengono inviate da nessuna parte.

Calcolatore diluizione alcol

Se scrivi qui la quantità di alcol che possiedi (pesata in grammi o misurata in ml), il calcolatore ignora il volume finale e ti dice quanta acqua aggiungere e il volume massimo che ottieni al grado desiderato.

🔬 Torbidità, colore e filtrazione: effetto louche · torbidità e colore · filtrazione a freddo (in Nozioni tecniche)

Le tue schede

Nuova scheda di prova

Qui si compone la miscela: per ogni infuso già pronto indica la percentuale sul volume finale. I tempi di infusione e i grammi di botanica per 100 ml restano nella Libreria.

Miscela degli infusi

Infuso%Corrisponde a

Note di preparazione

Valutazione

Profilo assaggiato

Quanto senti ogni nota, da 0 (assente) a 5 (dominante). Le prime quattro si colgono con la lingua, le altre con il naso: assaggia, poi annusa il bicchiere vuoto. Serve a confrontare ciò che hai sentito con ciò che l'app prevedeva.

Evoluzione al sorso

Tocca le note che senti in ciascun momento: all'inizio (appena in bocca e al naso), a metà sorso, alla fine (il retrogusto che resta). Ne bastano due o tre per momento.

Aspetto del prodotto

Correzioni per il prossimo test

Come si usa

Venti classici in cui il gin è protagonista, con le dosi standard per un drink. Servono a due cose: avere un riferimento affidabile al banco e capire come si comporta il proprio gin una volta messo in ricetta.

  • Usa i pulsanti per filtrare per famiglia: i mescolati, gli amari da aperitivo, i sour e i long drink.
  • In fondo a ogni scheda trovi lo stile di gin consigliato: ritrova lo stesso nome nel Gin Builder se vuoi costruire una ricetta pensata per quel cocktail.
  • I cocktail sperimentali hanno una pagina a parte, il Laboratorio cocktail (pulsante in fondo a questa pagina).
  • Un gin si giudica davvero in tre prove: liscio a temperatura di cantina, in gin tonic e in un mescolato secco come il Martini. Il primo racconta la materia, il secondo l'apertura aromatica, il terzo la struttura.

Le dosi sono quelle consolidate nella letteratura di bar: sono un punto di partenza, non un dogma. Il rapporto fra gin e vermouth nel Martini, per dire, è cambiato di dieci volte in un secolo.

Come si usa

Cocktail sperimentali, separati dai classici: ognuno mette alla prova una tecnica (soluzione salina, cordiale con acidi in polvere, sciroppo infuso, chiarificazione al latte…) con le botaniche dell'app.

  • Leggi l'ipotesi: è quello che l'assaggio deve confermare o smentire.
  • Il radar previsto è una stima dai profili degli ingredienti; dopo il primo assaggio compare in arancione quello che hai sentito.
  • In Assaggia e annota dai i dieci voti (stessa scala tarata delle Schede di prova), il giudizio, se l'ipotesi è verificata, e le correzioni: ogni salvataggio diventa una versione (v1, v2…).
  • Con Aggiungi un tuo esperimento crei schede tue; le trovi nel filtro «I miei».

Gli assaggi restano salvati su questo dispositivo.

Ricette nuove, pensate per mettere alla prova una tecnica alla volta con le botaniche dell'app. Ogni scheda ha un'ipotesi da verificare, il radar previsto (stima dai profili degli ingredienti) e lo spazio per annotare gli assaggi: dopo il primo assaggio sul radar compare anche quello che hai sentito. Le dosi sono un punto di partenza, non ancora provate.

➕ Aggiungi un tuo esperimento

Come si usa

La mappa abbina a ogni stile di gin la guarnizione che lo serve meglio, con il perché. Le schede dell'app vengono prima; in fondo ci sono gli stili commerciali che l'app non costruisce (Old Tom, Navy Strength, Sloe gin).

  • Ogni scheda dice se la garnish è un rinforzo (ripete un'aromatica già presente nel gin) o un contrasto (corregge un eccesso, come la dolcezza o un profumo troppo carico).
  • Nel Gin Builder, sotto il radar, trovi la garnish suggerita per la tua ricetta: è calcolata dal profilo delle botaniche scelte, oltre che dallo stile.
  • Le regole generali (scorza o fetta, quante garnish, come preparare le erbe) sono nel riquadro qui sotto.
Perché la garnish conta

La garnish lavora soprattutto sul naso: il profumo arriva prima del sorso e prepara il palato a ciò che sentirà. Per questo si sceglie in due modi.

  • Rinforzo. Ripete una nota già presente nel gin, spesso con le stesse molecole: limone e ginepro condividono limonene e pinene, il rosmarino porta lo stesso cineolo di mirto e lentisco. La nota si sente prima e più nitida.
  • Contrasto. Corregge un eccesso: un agrume amaro sgrassa un gin dolce, il cetriolo asciuga un gin floreale troppo profumato.

Scorza, non fetta. Torcendo la scorza sopra il bicchiere (con la buccia verso il drink) si liberano gli oli essenziali senza acidità. La fetta porta succo e l'amaro dell'albedo, e sposta l'equilibrio del drink.

Le erbe vanno svegliate. Un colpo leggero del rametto sul palmo rompe le ghiandole oleose: senza, il rosmarino quasi non si sente.

Una garnish, al massimo due elementi. Con tre o più il gin si perde.

La gradazione decide l'intensità. Più è alto il grado alcolico del drink, più la garnish deve essere decisa per emergere. E il drink conta: nel Martini si esprime la scorza e spesso la si scarta, nel gin tonic la si lascia nel bicchiere.

Dal radar alla garnish

Se il gin non rientra in uno stile, si parte dalla nota che prevale sul radar (senza contare le botaniche base).

    Gli stili dell'app

    Altri stili di gin

    Le garnish sono punti di partenza, non regole: la prova vera è annusare il bicchiere prima e dopo averla messa.

    Come si usa

    Le acque toniche in commercio raccolte in cinque famiglie, con le caratteristiche e i gin con cui stanno meglio, e il perché. Sotto trovi gli abbinamenti per gli stili dell'app e per i gin commerciali più diffusi.

    • Nel Gin Builder, sotto la garnish, trovi la tonica consigliata per la tua ricetta, calcolata dal profilo delle botaniche scelte.
    • Dolcezza, amaro e bollicina sono indicati a livelli (bassa, media, alta): sono stime orientative, la ricetta di una tonica può cambiare da un paese all'altro e nel tempo.
    Come si sceglie una tonica

    La tonica lavora su tre leve: l'amaro del chinino, lo zucchero e la bollicina. Le toniche aromatiche ne aggiungono una quarta, le loro botaniche.

    • Gin complesso, tonica discreta. Con molte botaniche serve una tonica secca e neutra che faccia da cornice.
    • Gin semplice o robusto, tonica che aggiunge. Un London Dry regge il chinino deciso; un gin di una sola famiglia aromatica si arricchisce con una tonica della stessa famiglia.
    • Gin dolce, tonica secca. Lo zucchero si somma: con un Old Tom o un gin alla vaniglia la tonica deve essere poco dolce.
    • Gradazione alta, tonica decisa. Sopra i 50 % l'alcol copre: chinino e bollicina devono farsi sentire.

    Nel bicchiere. Rapporto di partenza 1:2 o 1:3. Tonica fredda e aperta al momento: la bollicina porta gli aromi verso il naso. Molto ghiaccio, non poco: si scioglie più lentamente e diluisce meno. Versa la tonica lungo il cucchiaio e non mescolare con forza.

    Le famiglie di tonica

    Per gli stili dell'app

    Per i gin commerciali

    Gli abbinamenti sono punti di partenza: la prova vera è lo stesso gin con due toniche diverse, assaggiate una accanto all'altra.

    Come si usa

    Sette strumenti speciali che usano il radar e la libreria in modi diversi. Tocca un riquadro per aprire lo strumento; ognuno si richiude con ▲ Chiudi.

    • Il gemello commerciale, l'etichetta e il gin a tavola lavorano sulla ricetta che hai in quel momento nel Gin Builder (o su una scheda di prova).
    • La ricetta inversa e il gin di un paesaggio possono portare la loro ricetta nel Gin Builder, nello stile Personalizzato.
    • Come in tutta l'app, i profili sono stime orientative da verificare all'assaggio.
    🎯 Ricetta inversa

    Disegna il profilo che vorresti con i cursori dei dieci assi: l'app cerca nella libreria la combinazione di botaniche che ci si avvicina di più. È il Builder al contrario, dal gusto alla ricetta.

    👯 Il tuo gemello commerciale

    Il gin in commercio di carattere più vicino alla ricetta del Gin Builder, e cosa ti distingue da lui.

    🙈 Gin alla cieca

    Allena l'occhio al radar: riconosci un gin dal suo profilo, o il profilo giusto dal nome. Utile anche per preparare il panel di assaggio.

    🏞️ Il gin di un paesaggio

    Scegli un luogo: l'app compone una ricetta con le sue botaniche, già assegnate ai sei ruoli.

    🗓️ Calendario delle raccolte

    Le botaniche che si raccolgono in Italia mese per mese, dal periodo di raccolta della libreria. Le botaniche solo importate sono escluse.

    🏷️ L'etichetta della bottiglia

    Un'etichetta stampabile con nome, gradazione, botaniche, il radar in piccolo e come servirlo.

    🍽️ Gin a tavola

    Gli abbinamenti con il cibo, a partire dalle note che prevalgono nel radar.

    Come si usa

    Per ogni sentore la matrice indica le molecole responsabili, le botaniche dell'app che le portano e i recettori sensoriali che le leggono.

    • La griglia in alto incrocia i dieci assi del radar con i quattro sistemi sensoriali: tocca una casella per vedere solo quei sentori.
    • Puoi anche filtrare per sistema sensoriale o cercare una botanica: compaiono i sentori a cui contribuisce.
    • Il nome della botanica nelle schede apre la sua pagina nella libreria.
    Quattro sistemi, un solo sapore

    Gusto. Sulla lingua ci sono solo cinque qualità: dolce, amaro, acido, salato e umami. Le leggono recettori dedicati nelle cellule dei bottoni gustativi: T1R per dolce e umami, i 25 TAS2R per l'amaro, il canale OTOP1 per l'acido, ENaC per il salato.

    Olfatto. Tutto il resto, cioè agrumato, floreale, erbaceo, resinoso, fruttato, arriva al naso: davanti, annusando (ortonasale), e da dietro, mentre si deglutisce (retronasale). Circa 400 tipi di recettori olfattivi lavorano con un codice combinatorio: ogni molecola ne attiva un gruppo, ogni recettore riconosce più molecole. Solo per poche molecole si conosce un recettore specifico.

    Trigemino (chemestesi). Caldo, freddo, pungente e bruciore non sono gusti né odori: sono canali ionici dei nervi della bocca e del naso, i TRP, che rispondono a molecole come mentolo, cinnamaldeide, piperina e allo stesso etanolo.

    Tatto. Astringenza e formicolio sono sensazioni meccaniche: le leggono i meccanorecettori della mucosa.

    Il cervello fonde i quattro canali in un unico sapore: per questo la vaniglia "sembra" dolce anche se non tocca i recettori del dolce.

    I canali e dove si trovano

    I canali ionici sono proteine a forma di poro infilate nella membrana delle cellule. Quando la molecola giusta, o la temperatura giusta, li fa aprire, gli ioni (sodio, calcio, potassio, protoni) entrano o escono, la carica elettrica della cellula cambia e parte un segnale nervoso verso il cervello. Sono diversi dai recettori del dolce, dell'amaro e dell'umami (T1R e TAS2R): quelli non sono pori, ma "antenne" che avviano una catena di segnali dentro la cellula.

    Dove si trovano recettori e canali In alto la lingua vista dall'alto con i tre tipi di papille; in basso una sezione della mucosa con il bottone gustativo, le terminazioni del trigemino, le cellule dell'epitelio e una fibra del tatto. La lingua vista dall'alto Circumvallate: in fondo, a V Foliate: ai bordi posteriori Fungiformi: punta e lati Ogni papilla sente tutti i gusti: la "mappa della lingua" è un mito. Sezione della mucosa epitelio sottomucosa Bottone gustativo: OTOP1 (acido), ENaC (salato) e i recettori T1R e TAS2R (dolce, umami, amaro) Terminazioni del trigemino: TRPV1, TRPA1, TRPM8 Cellule dell'epitelio: TRPV3 Fibre del tatto: canali KCNK (sanshool)

    Sulla lingua, nei bottoni gustativi

    • OTOP1, nelle cellule gustative di tipo III. È un canale per i protoni (H⁺): più un liquido è acido, più protoni entrano, e si sente l'acido.
    • ENaC, nelle cellule che sentono il sale, soprattutto nella parte anteriore della lingua. Lascia entrare il sodio: è il salato gradevole delle basse concentrazioni.

    Nelle terminazioni libere del nervo trigemino

    Il trigemino porta la sensibilità di bocca, naso, occhi e viso; in fondo alla gola lavora anche il glossofaringeo. Le sue terminazioni non stanno nei bottoni gustativi ma sono sparse in tutta la mucosa: per questo il pungente si sente ovunque, anche nel naso e negli occhi.

    • TRPV1, il canale del caldo. Si apre sopra circa 43 °C, ma anche con piperina, gingeroli e paradoli (e con la capsaicina del peperoncino). L'etanolo ne abbassa la soglia fino a circa la temperatura del corpo: per questo l'alcol "brucia" senza essere caldo.
    • TRPA1, il canale dell'irritazione. Risponde a cinnamaldeide, isotiocianati della senape e in parte all'eugenolo: la sensazione pungente e lacrimosa, come il wasabi che sale al naso.
    • TRPM8, il canale del freddo. Si apre sotto circa 25 °C e con mentolo e 1,8-cineolo: per questo la menta sembra fresca anche a temperatura ambiente.

    Nelle cellule della mucosa

    • TRPV3, il canale del tiepido (fra circa 33 e 39 °C). Sta soprattutto nelle cellule dell'epitelio di bocca, naso e pelle, più che nei nervi. Risponde a timolo, carvacrolo, eugenolo e canfora: il calore morbido di timo e origano.

    Nelle fibre del tatto

    • KCNK3, KCNK9, KCNK18. Canali del potassio "a due pori" che tengono a riposo i nervi del tatto leggero. Il sanshool del pepe sansho li blocca: le fibre si eccitano da sole e la lingua formicola come se vibrasse a circa 50 Hz.

    Le soglie di temperatura sono valori indicativi misurati in laboratorio: nella bocca cambiano con la concentrazione delle molecole e con la persona.

    Gli studi da cui vengono queste informazioni sono elencati nel riquadro 📚 Fonti scientifiche.

    Chiavi, grimaldelli e regolatori di volume

    La pagina sui canali dice quali sono e dove stanno. Qui si guarda come una molecola li apre, perché da questo dipende molto di ciò che si sente nel bicchiere: quanto dura un bruciore, perché una spezia rinfresca e poi intorpidisce, perché il terzo assaggio di pepe non sembra uguale al primo.

    La porta, la folla e l'allarme

    Si può immaginare ogni cellula nervosa come una casa con porte di sicurezza nelle pareti. Fuori c'è una folla di ioni, soprattutto sodio e calcio, che vorrebbe entrare. Finché le porte restano chiuse, il cervello non sente nulla. Quando una porta si apre, gli ioni entrano di colpo, la carica elettrica della cellula cambia e parte un impulso lungo il nervo. Il cervello non sa chi ha aperto la porta: sa solo quale porta si è aperta. Per questo una molecola che apre la porta del caldo viene sentita come calore anche in un liquido a temperatura ambiente, e una che apre la porta del freddo come fresco.

    Quattro modi di aprire una porta

    • La temperatura. Alcune porte cambiano forma con il caldo o con il freddo: TRPV1 si apre sopra circa 43 °C, TRPM8 sotto circa 25 °C. È il loro mestiere originario.
    • La chiave. Molte molecole entrano in una tasca del canale come una chiave nella serratura e lo aprono senza modificarlo: capsaicina, piperina e gingeroli su TRPV1, mentolo su TRPM8. Quando la molecola se ne va, la porta si richiude: il bruciore del pepe sale e scende con il sorso.
    • Il grimaldello. TRPA1 funziona in un altro modo. Le molecole che lo attivano sono reattive: gli isotiocianati di senape, rafano, wasabi e cappero, la cinnamaldeide di cannella e cassia, l'acroleina del fumo. Non cercano una serratura: si legano chimicamente ad alcuni punti della proteina (le cisteine) e la forzano. È l'allarme del corpo contro le sostanze che reagiscono con i tessuti, e per questo il pungente di senape e cannella sale al naso e fa lacrimare.
    • Chi sposta la soglia. Alcune molecole rendono la porta più facile da aprire. L'etanolo abbassa la soglia di TRPV1 fino quasi alla temperatura della bocca: lo stesso gin brucia molto meno quando è diluito, perché la porta torna a chiedere il calore vero.

    Aprire e poi chiudere: i regolatori di volume

    Diverse molecole aromatiche non sono semplici interruttori. Aprono un canale e poi lo lasciano in uno stato «stanco», in cui risponde meno: è la desensibilizzazione. Oppure aprono una porta e ne chiudono un'altra. Più che accendere una sensazione, ne alzano o ne abbassano il volume.

    • Canfora (salvia, rosmarino). Apre TRPV1 e TRPV3 e poi desensibilizza fortemente TRPV1; agisce anche su TRPM8. L'impressione è fresca e calda insieme, seguita da un leggero intorpidimento.
    • 1,8-cineolo (cardamomo, alloro, rosmarino). Apre TRPM8, da cui la freschezza balsamica, e nello stesso tempo blocca il TRPA1 umano. In teoria può smorzare il pungente di cannella o senape nella stessa miscela: un'ipotesi da verificare all'assaggio.
    • Piperina, capsaicina, gingeroli. Assaggi ravvicinati fanno salire il bruciore (sensibilizzazione); dopo qualche minuto di pausa la lingua risponde meno (desensibilizzazione).
    • Eugenolo (chiodo di garofano). Scalda attraverso TRPV1 e TRPV3 e ha un effetto anestetico locale: è il motivo per cui l'olio di garofano si usa da sempre contro il mal di denti.
    • Mircene (ginepro, luppolo). In laboratorio apre TRPV1. Nello stesso studio, però, limonene, linalolo, pinene e cariofillene non hanno avuto alcun effetto su TRPV1.

    Quest'ultimo dato conta molto per il gin. I terpeni più abbondanti nelle sue botaniche (il limonene degli agrumi, il pinene del ginepro, il linalolo del coriandolo) parlano soprattutto al naso. Caldo, fresco, pungente e formicolio vengono da un gruppo più ristretto di molecole, e dall'etanolo stesso: alle concentrazioni di un gin il mircene del ginepro conta poco rispetto al bruciore dell'alcol.

    I tannini: una sensazione ancora discussa

    L'astringenza è la bocca che si asciuga e diventa ruvida, come dopo un tè nero forte o un cachi acerbo. La spiegazione classica è meccanica: i tannini si legano alle proteine lubrificanti della saliva e le fanno precipitare, la lingua sfrega sul palato come carta vetrata e i recettori del tatto sentono attrito. È vero, ma non spiega tutto, e le ricerche degli ultimi anni hanno aggiunto altri pezzi:

    • anestetizzando il nervo del gusto l'astringenza resta, anestetizzando anche il trigemino sparisce. I polifenoli con gruppi galloile (catechine del tè, tannini del vino) attivano direttamente i neuroni del trigemino, con un meccanismo che passa da proteine G e non dai canali TRP;
    • la catechina principale del tè (EGCG) appena estratta non apre TRPA1 e TRPV1, ma i suoi prodotti di ossidazione sì: un tannino ossidato può pizzicare, oltre che asciugare;
    • uno studio del 2026 indica altri due canali, TRPV2 e TRPC5, come possibili sensori di catechine e tannini.

    Il quadro è aperto: l'astringenza nasce probabilmente da più meccanismi insieme, tatto e chimica. Per chi prepara un gin la conseguenza pratica è semplice: gli infusi tannici (tè, rabarbaro, cortecce, scorze con la parte bianca) vanno tenuti al riparo dall'aria, perché ossidandosi diventano più duri.

    Le porte delle botaniche del gin

    BotanicheMolecolaPortaChe cosa si sente
    Pepe nero, grani del paradisopiperina, 6-paradoloTRPV1 (chiave); la piperina anche TRPA1calore pungente che sale e scende con il sorso
    Zenzero, galangagingeroli, shogaoli; acetato di acetossichavicolo nella galangaTRPV1 (chiave); la galanga anche TRPA1calore vivo, più tagliente nella galanga
    Cannella, cassiacinnamaldeideTRPA1 (grimaldello)pungente caldo che sale al naso
    Senape gialla, cappero, foglie di capperoisotiocianatiTRPA1 (grimaldello)pungente lacrimoso, alla wasabi
    Chiodo di garofanoeugenoloTRPV1, TRPV3; in parte TRPA1calore, poi lieve intorpidimento
    Cardamomo, alloro, rosmarino1,8-cineoloapre TRPM8, blocca TRPA1fresco balsamico
    MentamentoloTRPM8 (chiave)freddo
    Timo, origano, santoreggiatimolo, carvacroloTRPV3, TRPA1calore morbido
    Salvia, rosmarinocanforaTRPV1, TRPV3, TRPM8, poi desensibilizzafresco e caldo insieme, poi intorpidisce
    Pepe di Sichuan, pepe sanshosanshoolblocca i canali KCNK del tattoformicolio, vibrazione
    Ginepro, luppolomirceneTRPV1 (in laboratorio)nel gin, quasi nulla rispetto all'alcol
    Tè, rabarbaro, corteccetannini, catechinetatto e trigemino (meccanismo discusso)bocca asciutta e ruvida
    Ogni ginetanoloabbassa la soglia di TRPV1bruciore, che cala diluendo

    Che cosa cambia nel bicchiere e all'assaggio

    • Prima di dare la colpa a una botanica, guarda il grado alcolico. Se un gin «brucia», gran parte del bruciore è l'etanolo su TRPV1: diluisci un campione e riassaggia.
    • Assaggia dal più delicato al più pungente. Pepe e zenzero lasciano la lingua più sensibile per qualche minuto; cannella e senape spesso lasciano una scia più lunga. Fra un campione pungente e l'altro fai una pausa di qualche minuto con acqua a temperatura ambiente, altrimenti i voti di «pungente» sul secondo radar risultano falsati.
    • Fresco e caldo si sommano, non si annullano. Cardamomo e pepe nello stesso sorso aprono TRPM8 e TRPV1 insieme: il cervello li fonde in una sensazione «fresca e piccante».
    • Il freddo di servizio lavora per te. Un gin ben freddo apre TRPM8 da solo e fa sentire meno il bruciore dell'alcol; per lo stesso motivo, però, smorza anche gli aromi.
    • Il bruciore non è un aroma. Il pungente si legge sul secondo radar, quello delle sensazioni in bocca; sul primo radar vanno solo gusto e profumo.

    Le soglie e i meccanismi vengono da studi su cellule, animali e piccoli gruppi di assaggiatori: nella bocca, alle concentrazioni di un gin, gli effetti sono più deboli e variano da persona a persona. Gli studi sono elencati nel riquadro 📚 Fonti scientifiche.

    🔤 Che cosa vogliono dire le sigle

    Quasi tutte le sigle sono nomi di geni o di proteine. Spesso raccontano come la proteina è stata scoperta, non che cosa fa nella bocca: per questo alcune sembrano non c'entrare nulla con il gusto.

    I canali TRP (caldo, freddo, pungente)

    • TRP = Transient Receptor Potential, «potenziale di recettore transitorio». Il nome viene da un moscerino della frutta mutante, descritto nel 1969: nei suoi occhi la risposta alla luce durava un attimo invece di restare accesa finché c'era luce. Il gene guasto fu chiamato trp e, quando nei mammiferi si trovarono proteine simili, presero lo stesso nome. Dopo TRP viene una lettera (la sottofamiglia) e un numero (il membro della sottofamiglia, numerato più o meno in ordine di scoperta).
    • TRPV1: V = vanilloide. Lo attiva la capsaicina del peperoncino, che contiene un gruppo «vanillile», lo stesso della vanillina: per questo la famiglia si chiama così, anche se la vaniglia non brucia. Risponde anche al calore sopra circa 43 °C. Il suo primo nome era VR1, vanilloid receptor 1.
    • TRPV3: stessa sottofamiglia, terzo membro. Sente il tiepido (circa 33–39 °C) e timolo, carvacrolo ed eugenolo.
    • TRPA1: A = anchirina. La proteina ha una lunga fila di «ripetizioni di anchirina», un motivo strutturale che prende il nome dall'anchirina, una proteina dei globuli rossi. Il suo primo nome era ANKTM1 (ankyrin-like with transmembrane domains 1). Sente senape, rafano, wasabi e cinnamaldeide.
    • TRPM8: M = melastatina. Il capostipite della sottofamiglia, TRPM1, fu trovato studiando il melanoma: la sua presenza calava nei tumori che davano metastasi, da cui «mela-» (melanoma) e «-statina» (che ferma). TRPM8 è l'ottavo membro: sente il freddo sotto circa 25 °C, il mentolo e il cineolo.
    • TRPM5: non è un sensore di molecole ma un anello della catena dentro le cellule del gusto: dopo che i recettori del dolce, dell'amaro e dell'umami si sono attivati, è lui che fa partire il segnale elettrico.

    I recettori del gusto e dell'olfatto

    • T1R e TAS1R: Taste receptor, type 1, recettore del gusto di tipo 1. T1R è il nome della proteina, TAS1R quello del gene: sono la stessa cosa. Sono tre e lavorano in coppia: T1R2 + T1R3 per il dolce, T1R1 + T1R3 per l'umami.
    • TAS2R: Taste receptor, type 2, i recettori dell'amaro. Nell'uomo ne funzionano circa 25. Il primo nome era T2R.
    • OR: Olfactory Receptor, recettore olfattivo. Nell'uomo ne funzionano circa 400 tipi. La loro scoperta (Linda Buck e Richard Axel, 1991) è valsa il premio Nobel nel 2004.
    • GPCR: G protein-coupled receptor, recettore accoppiato a proteine G. È la grande famiglia di cui fanno parte T1R, TAS2R e OR: non sono pori, ma «antenne» che, quando riconoscono una molecola, avviano una catena di segnali dentro la cellula.
    • OTOP1: otopetrina 1, da oto- (orecchio) e petra (pietra). Fu scoperta nel 2003 in topi che perdevano l'equilibrio perché non formavano gli otoliti, i «sassolini» di carbonato di calcio dell'orecchio interno. Solo nel 2018 si capì che è un canale per i protoni (H⁺) e che nelle cellule del gusto sente l'acido.
    • ENaC: Epithelial Sodium Channel, canale epiteliale del sodio. Fa entrare il sodio ed è il salato piacevole delle concentrazioni basse; il salato molto forte, quello sgradevole, passa anche per le cellule dell'amaro e dell'acido.

    Il formicolio

    • KCNK: nella nomenclatura dei geni, K è il simbolo chimico del potassio, CN sta per channel (canale) e la seconda K indica la sottofamiglia dei canali «a due pori». KCNK3, KCNK9 e KCNK18 sono noti anche come TASK-1, TASK-3 e TRESK.

    Le parole

    • Trigemino: il quinto nervo cranico. Il nome significa «tre gemelli», perché si divide in tre rami: oftalmico (occhi e naso), mascellare e mandibolare (bocca e lingua). È il nervo del caldo, del freddo e del pungente.
    • Chemestesi: da chemo- (chimico) e -estesi (sensazione). È la sensibilità chimica che non è né gusto né olfatto: il bruciore del peperoncino, il fresco della menta, il pizzicore della senape. Il termine è entrato in uso negli anni Novanta.
    • Ortonasale e retronasale: l'odore che arriva al naso dal davanti, annusando, e quello che arriva da dietro, dalla bocca, mentre si beve e si deglutisce.
    ❓ Le domande del curioso

    Perché la menta sembra fredda se non lo è? Il mentolo si lega a TRPM8 e gli abbassa la soglia: il canale si apre già alla temperatura della bocca, come se fosse arrivato il freddo. Il cervello riceve lo stesso segnale del freddo vero e non può distinguerli.

    E perché il pepe brucia senza essere caldo? Stesso trucco al contrario: piperina, capsaicina e gingeroli abbassano la soglia di TRPV1, che si apre già a 37 °C invece che sopra i 43 °C. Il segnale è quello di una scottatura.

    Perché il gin «scalda»? Anche l'etanolo abbassa la soglia di TRPV1: al grado alcolico di un gin il bruciore è in buona parte un falso allarme di calore. Diluendo il gin con acqua o ghiaccio il bruciore cala e si sentono meglio gli aromi.

    Si può sentire caldo e freddo insieme? Sì, perché i canali sono diversi e lavorano in parallelo: in un sorso con cardamomo e pepe nero TRPM8 e TRPV1 si attivano insieme, e il cervello li somma in un'unica sensazione «fresca e piccante».

    Perché i recettori dell'amaro sono 25 e quelli del dolce uno solo? Il dolce serve a riconoscere pochi zuccheri, tutti simili fra loro. L'amaro è un segnale d'allarme contro sostanze potenzialmente tossiche, che hanno forme chimiche molto diverse: per riconoscerle tutte servono molte «serrature».

    Perché acido e salato passano da canali e gli altri gusti da recettori? Acido e salato sono ioni (protoni e sodio): particelle piccolissime che passano direttamente attraverso un poro. Zuccheri, molecole amare e glutammato sono molecole più grandi che vanno riconosciute dalla forma, e per questo servono i recettori-antenna.

    È vera la mappa della lingua, con il dolce sulla punta e l'amaro in fondo? No. Nasce da una cattiva lettura, negli anni Quaranta, di uno studio tedesco del 1901 che aveva trovato solo piccole differenze di sensibilità. Ogni papilla contiene cellule per tutti i gusti.

    Perché la vaniglia sembra dolce se non tocca i recettori del dolce? Perché il cervello impara le associazioni: la vaniglia l'abbiamo sempre incontrata insieme allo zucchero, e il suo odore finisce per «evocare» il dolce. È un effetto dell'olfatto, non del gusto.

    Perché la temperatura di servizio cambia il gusto? Il freddo rallenta l'evaporazione degli aromi, che arrivano meno al naso. Inoltre il canale TRPM5 delle cellule del gusto lavora meglio al caldo: lo stesso zucchero sembra più dolce a temperatura ambiente che ghiacciato.

    Perché i tannini «asciugano» la bocca? Si legano alle proteine lubrificanti della saliva e le fanno precipitare: la mucosa perde il suo velo scivoloso e i meccanorecettori sentono attrito. È soprattutto tatto, non gusto, anche se le ricerche più recenti mostrano che ci mettono del loro anche i nervi del trigemino: lo spiega il riquadro «Chiavi, grimaldelli e regolatori di volume».

    Che cosa vibra con il pepe di Sichuan? Il sanshool blocca i canali KCNK che tengono a riposo le fibre del tatto: le fibre si accendono da sole, con una frequenza percepita come una vibrazione di circa 50 Hz, come quella di un telefono che vibra sulle labbra.

    Perché il coriandolo sa di sapone a qualcuno? Per una variante genetica vicina ai geni di alcuni recettori olfattivi (fra cui OR6A2), che rende più sensibili alle aldeidi delle foglie. Riguarda le foglie fresche; i semi usati nel gin hanno un profilo diverso, dominato dal linalolo.

    📚 Fonti scientifiche

    Da dove vengono le informazioni di questa pagina. I recettori e i canali citati nelle schede sono quelli descritti negli studi qui sotto; i profili radar e le quantità di molecole nelle botaniche sono invece stime dell'app, da verificare all'assaggio.

    Normativa

    • Regolamento (UE) 2019/787 sulle bevande spiritose: definizioni di gin, gin distillato e London gin (allegato I, categorie 20–22).
    • Regolamento (CE) 1334/2008 sugli aromi: limiti per sostanze come cumarina e tujone negli alimenti e nelle bevande (allegato III).

    Fisiologia del gusto e dell'olfatto

    • J. Chandrashekar, M. A. Hoon, N. J. P. Ryba, C. S. Zuker, «The receptors and cells for mammalian taste», Nature 444 (2006), 288–294. Sintesi dei recettori del gusto; ogni zona della lingua sente tutti i gusti.
    • G. Nelson et al., «Mammalian sweet taste receptors», Cell 106 (2001), 381–390. Il recettore del dolce T1R2 + T1R3.
    • X. Li et al., «Human receptors for sweet and umami taste», PNAS 99 (2002), 4692–4696. T1R1 + T1R3 per l'umami.
    • W. Meyerhof et al., «The molecular receptive ranges of human TAS2R bitter taste receptors», Chemical Senses 35 (2010), 157–170. I recettori dell'amaro e le molecole che li attivano.
    • A. Brockhoff et al., «Broad tuning of the human bitter taste receptor hTAS2R46 to various sesquiterpene lactones, clerodane and labdane diterpenoids, strychnine, and denatonium», Journal of Agricultural and Food Chemistry 55 (2007), 6236–6243. TAS2R46 e i lattoni sesquiterpenici come l'absintina.
    • Y.-H. Tu et al., «An evolutionarily conserved gene family encodes proton-selective ion channels», Science 359 (2018), 1047–1050; B. Teng et al., «Cellular and neural responses to sour stimuli require the proton channel Otop1», Current Biology 29 (2019), 3647–3656. Il canale OTOP1 e l'acido.
    • J. Chandrashekar et al., «The cells and peripheral representation of sodium taste in mice», Nature 464 (2010), 297–301. ENaC e il salato.
    • L. Buck, R. Axel, «A novel multigene family may encode odorant receptors», Cell 65 (1991), 175–187; B. Malnic et al., «Combinatorial receptor codes for odors», Cell 96 (1999), 713–723. I recettori olfattivi e il codice combinatorio.
    • S. R. Jaeger et al., «A Mendelian trait for olfactory sensitivity affects odor experience and food selection», Current Biology 23 (2013), 1601–1605. OR5A1 e la sensibilità al β-ionone.
    • N. Eriksson et al., «A genetic variant near olfactory receptor genes influences cilantro preference», Flavour 1 (2012), 22. OR6A2 e il «sapore di sapone» del coriandolo fresco.
    • M. Shirasu et al., «Olfactory receptor and neural pathway responsible for highly selective sensing of musk odors», Neuron 81 (2014), 165–178. OR5AN1 e i muschi macrociclici.
    • T. J. Leitereg et al., «Evidence for the difference between the odours of the optical isomers (+)- and (−)-carvone», Nature 230 (1971), 455–456.
    • G. M. Shepherd, «Smell images and the flavour system in the human brain», Nature 444 (2006), 316–321. Olfatto retronasale e integrazione del sapore.
    • H. L. Gibbins, G. H. Carpenter, «Alternative mechanisms of astringency – what is the role of saliva?», Journal of Texture Studies 44 (2013), 364–375. L'astringenza e le proteine salivari.
    • N. Schöbel et al., «Astringency is a trigeminal sensation that involves the activation of G protein–coupled signaling by phenolic compounds», Chemical Senses 39 (2014), 471–487. L'astringenza passa dal trigemino, con un meccanismo a proteine G.
    • M. Kurogi et al., «Auto-oxidation products of epigallocatechin gallate activate TRPA1 and TRPV1 in sensory neurons», Chemical Senses 40 (2015), 27–46. Le catechine ossidate del tè aprono TRPA1 e TRPV1.
    • A. Kadková et al., «TRPV2 and TRPC5 are potential targets for astringent phytochemicals», Current Research in Food Science 12 (2026), 101306.

    I canali ionici: caldo, freddo, pungente, formicolio

    • D. E. Clapham, «TRP channels as cellular sensors», Nature 426 (2003), 517–524; D. Julius, «TRP channels and pain», Annual Review of Cell and Developmental Biology 29 (2013), 355–384. Rassegne sui canali TRP.
    • M. J. Caterina et al., «The capsaicin receptor: a heat-activated ion channel in the pain pathway», Nature 389 (1997), 816–824. TRPV1, capsaicina e soglia del calore.
    • M. Trevisani et al., «Ethanol elicits and potentiates nociceptor responses via the vanilloid receptor-1», Nature Neuroscience 5 (2002), 546–551. Perché l'alcol brucia: l'etanolo abbassa la soglia di TRPV1.
    • F. N. McNamara, A. Randall, M. J. Gunthorpe, «Effects of piperine, the pungent component of black pepper, at the human vanilloid receptor (TRPV1)», British Journal of Pharmacology 144 (2005), 781–790.
    • V. N. Dedov et al., «Gingerols: a novel class of vanilloid receptor (VR1) agonists», British Journal of Pharmacology 137 (2002), 793–798.
    • S.-E. Jordt et al., «Mustard oils and cannabinoids excite sensory nerve fibres through the TRP channel ANKTM1», Nature 427 (2004), 260–265; M. Bandell et al., «Noxious cold ion channel TRPA1 is activated by pungent compounds and bradykinin», Neuron 41 (2004), 849–857. TRPA1, senape e cinnamaldeide.
    • D. D. McKemy, W. M. Neuhausser, D. Julius, «Identification of a cold receptor reveals a general role for TRP channels in thermosensation», Nature 416 (2002), 52–58; A. M. Peier et al., «A TRP channel that senses cold stimuli and menthol», Cell 108 (2002), 705–715. TRPM8, freddo e mentolo.
    • H. J. Behrendt et al., «Characterization of the mouse cold-menthol receptor TRPM8 and vanilloid receptor type-1 VR1 using a fluorometric imaging plate reader (FLIPR) assay», British Journal of Pharmacology 141 (2004), 737–745. L'eucaliptolo (1,8-cineolo) attiva TRPM8.
    • A. M. Peier et al., «A heat-sensitive TRP channel expressed in keratinocytes», Science 296 (2002), 2046–2049; H. Xu et al., «Oregano, thyme and clove-derived flavors and skin sensitizers activate specific TRP channels», Nature Neuroscience 9 (2006), 628–635. TRPV3 nell'epitelio; timolo, carvacrolo ed eugenolo.
    • D. M. Bautista et al., «Pungent agents from Szechuan peppers excite sensory neurons by inhibiting two-pore potassium channels», Nature Neuroscience 11 (2008), 772–779. Il sanshool e i canali KCNK.
    • N. Hagura, H. Barber, P. Haggard, «Food vibrations: Asian spice sets lips trembling», Proceedings of the Royal Society B 280 (2013). Il formicolio del sansho percepito come una vibrazione di circa 50 Hz.
    • A. Hinman, H.-H. Chuang, D. M. Bautista, D. Julius, «TRP channel activation by reversible covalent modification», PNAS 103 (2006), 19564–19568; L. J. Macpherson et al., «Noxious compounds activate TRPA1 ion channels through covalent modification of cysteines», Nature 445 (2007), 541–545. Il «grimaldello» di TRPA1.
    • H. Xu, N. T. Blair, D. E. Clapham, «Camphor activates and strongly desensitizes the transient receptor potential vanilloid subtype 1 channel in a vanilloid-independent mechanism», Journal of Neuroscience 25 (2005), 8924–8937; T. Selescu et al., «Camphor activates and sensitizes transient receptor potential melastatin 8 (TRPM8) to cooling and icilin», Chemical Senses 38 (2013), 563–575.
    • M. Takaishi et al., «1,8-cineole, a TRPM8 agonist, is a novel natural antagonist of human TRPA1», Molecular Pain 8 (2012), 86.
    • C. Jansen et al., «Myrcene and terpene regulation of TRPV1», Channels 13 (2019), 344–366. Il mircene apre TRPV1; limonene, linalolo e pinene no.
    • B. G. Green, «Rapid recovery from capsaicin desensitization during recurrent stimulation», Pain 68 (1996), 245–253. Il bruciore che cresce con gli assaggi ravvicinati e cala dopo una pausa.

    L'origine dei nomi e le domande del curioso

    • D. J. Cosens, A. Manning, «Abnormal electroretinogram from a Drosophila mutant», Nature 224 (1969), 285–287; C. Montell, G. M. Rubin, «Molecular characterization of the Drosophila trp locus: a putative integral membrane protein required for phototransduction», Neuron 2 (1989), 1313–1323. Il moscerino da cui viene il nome TRP.
    • L. M. Duncan et al., «Down-regulation of the novel gene melastatin correlates with potential for melanoma metastasis», Cancer Research 58 (1998), 1515–1520. L'origine della M di TRPM.
    • B. Hurle et al., «Non-syndromic vestibular disorder with otoconial agenesis in tilted/mergulhador mice caused by mutations in otopetrin 1», Human Molecular Genetics 12 (2003), 777–789. L'otopetrina e gli otoliti.
    • Y. Zhang et al., «Coding of sweet, bitter, and umami tastes: different receptor cells sharing similar signaling pathways», Cell 112 (2003), 293–301. TRPM5 nella catena del segnale del gusto.
    • K. Talavera et al., «Heat activation of TRPM5 underlies thermal sensitivity of sweet taste», Nature 438 (2005), 1022–1025. Il dolce più intenso al caldo.
    • D. P. Hänig, «Zur Psychophysik des Geschmackssinnes», Philosophische Studien 17 (1901), 576–623; V. B. Collings, «Human taste response as a function of locus of stimulation on the tongue and soft palate», Perception & Psychophysics 16 (1974), 169–174. Lo studio originale e la smentita della «mappa della lingua».

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    Le soglie di temperatura dei canali (circa 43 °C per TRPV1, sotto circa 25 °C per TRPM8, fra circa 33 e 39 °C per TRPV3) sono valori misurati in laboratorio su cellule; nella bocca cambiano con la concentrazione delle molecole e con la persona.

    Come si legge la griglia. Le righe sono gli assi del radar delle botaniche (Dolce, Amaro, Acido…); l'ultima, Struttura, riguarda le sensazioni in bocca. Le colonne sono i quattro sensi che percepiscono: Gusto (lingua), Olfatto (naso), Trigemino (caldo, fresco, pungente), Tatto (astringenza, formicolio). Il numero in una casella dice quante schede ci sono per quell'incrocio: per esempio Speziato × Trigemino = 2, lo speziato che si sente anche come calore e pizzicore.

    Tocca una casella: sotto la griglia compare l'elenco di quei sentori, e toccando un nome si va alla sua scheda. Tocca di nuovo la stessa casella per vederli tutti.

    Le corrispondenze molecola–recettore indicate sono quelle accertate negli studi elencati in 📚 Fonti scientifiche; la quantità di una molecola in una botanica varia con varietà, raccolta ed estrazione.